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Guidonia, all'uscita dalla caserma dei carabinieri

La folla li assalta, linciaggio sfiorato

«Bastardi, pezzi di m..., dateli a noi, bastardi». S'è sfiorato il linciaggio ieri mattina a Guidonia. Fuori la stazione dei carabinieri c'è anche il fratello del fidanzato della giovane stuprata. Non può scatenare la sua rabbia contro i romeni fermati.

Allora urla, li insulta, smania, corre da un lato all'altro, sempre urlando. Sono passate da poco le 12. È dalle 8 che si sa del fermo dei quattro. Oltre ai giornalisti, davanti la porta blidata della caserma si sono accalcati anche i cittadini di Guidonia, giovani e meno, signore e ragazze. Il tam tam è partito con un sms: «Hanno catturato la mandria». Sotto i portici della caserma si vedono alcuni col cappuccio tirato su, e altri col piumino chiuso fino a coprire quasi tutto il volto. Si preparano all'assalto. L'odio scoppia in un lampo. Esce il primo romeno e circa una ventina di persone si avventa sul fermato che sottobraccio viene portato nella gazzella dei carabinieri da un paio di militari: gli tengono la testa bassa con la mano aperta e premuta sulla nuca. «Bastardoooo». Sembra un grido di battaglia. L'auto è circondata, i militari non riescono a tenere la gente. Volano calci, pugni contro le portiere della vettura, contro i vetri. «Bastardoooo». Si sentono le lamiere flettersi sotto i colpi. I carabinieri reagiscono: due gruppi si aggrappano come vespe attorno a un paio di persone e le spingono in caserma: «Apri, apri», gridano al piantone.


Le persone hanno l'animo bollente di rabbia. Protestano: «Con gli italiani buttano via la chiave, gli stranieri li scarcerano subito». «Consegnatelo al padre della ragazza», «A Regina Coeli ve la faranno vedere loro», «Ci vorrebbe la castrazione chimica». I carabinieri cambiano sistema: tutti a distanza fino a creare un'area cinturata e libera per una decina di metri. Si ricominica. Riescono i romeni. Riprendono le urla. L'ultimo dei fermati prima di entrare in macchina guarda la gente, quasi con aria di sfida.
Molte anche le persone affacciate alle finestre dei palazzi vicini per vedere in faccia il branco. La gente infuria di nuovo. Dalla folla schizza un uomo sui 40 anni e quasi riesce a prendere uno dei fermati. I carabinieri lo bloccano prima. Alcune persone presenti colpiscono le auto del 112 con gli ombrelli. Ancora insulti, ancora urla, ancora tafferugli, tutta la rabbia di questi giorni è esplosa in pochissimi minuti.


Alle urla contro i quattro hanno fatto eco quelle contro l'ipotesi di spostare il campo nomadi Casilino 900 a Casal Bianco, nonostante le rassicurazioni sull'argomento fatte dal Prefetto di Roma nei giorni scorsi: «Se spostano qui il campo rom sarà guerra». «Animeremo una guerra se sarà spostato il campo nomadi Casilino 900 nei nostri territori», dice un cittadino di Guidonia fermo davanti alla stazione dei carabinieri. «Tra gli stranieri ci sono tante persone perbene - aggiunge - ma il Casilino 900 è una massa di delinquenti». Lo spettro del mega campo nomadi, uno dei più grandi d'Europa con i suoi 600 abitanti, aleggia ancora a Guidonia nonostante il Campidoglio abbia rassicurato che non verrà trasferito nel centro vicino a Roma. La rabbia degli abitanti è speculare alla paura della comunità romena che teme una nuova caccia alle streghe. «Non siamo tutti criminali - dice Bogdan, cittadino romeno che abita nel paese - anche noi abbiamo paura, adesso da aggressori rischiamo di diventare vittime. Noi non c'entriamo nulla - aggiunge - da noi queste cose non succedono, le leggi sono più severe». «Loro non sono i soli ad avere paura di uscire, anche noi dovremo guardarci le spalle perché i criminali non guardano in faccia a nessuno, anzi, adesso noi rischiamo pure il linciaggio degli italiani», conclude Florina, giovane romena. C'è chi teme per i propri figli come Ramona da cinque anni in Italia e due bimbi che vanno a scuola.

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Anna Laura Consalvi

28/01/2009










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