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È in gabbia il branco dello stupro di Guidonia. L'altra notte i quattro (e non cinque come in un primo momento riferito dalla vittima) stavano tentando la fuga in auto verso Padova passando per il casello autostradale di Tivoli.
I carabinieri di Roma li hanno presi prima. I romeni fermati, incensurati, tra i 20 e i 23 anni, sono ritenuti responsabili di rapina e violenza di gruppo avvenuta nella notte tra giovedì e venerdì su una giovane di 21 anni dopo aver rinchiuso nel bagagliaio dell'auto il fidanzato di 24. Gli inquirenti li ritengono autori anche di altre tre rapine, sempre a coppie: una il 19 e tre il 23, l'ultima conclusa con la violenza sessuale. Sottoposti a fermo altri due connazionali accusati di favoreggiamento, reato contestato pure a una ragazza anch'esea originaria della Romania, ma solo indagata.
Diversi sono stati gli elementi che hanno portato alla banda. Quelli decisivi però sono stati due: intercettazioni telefoniche e test del Dna. La notte dell'Arancia meccanica i quattro, tre a volto coperto, sottraggono alla coppia telefoni cellulari e scarpe, lasciando nell'auto una serie di tracce: da quelle biologiche alle impronte digitali. A partire dalla notte della violenza i militari passano al setaccio gli ambienti criminali, hanno l'identikit dell'aggressore a volto scoperto. Cercano indizi, una pista da battere. C'è un piccolo esercito alle calcagna delle belve: i carabinieri del Gruppo Frascati del colonnello Rosario Castello, del Nucleo investigativo di via In Selci del maggiore Lorenzo Sabatino, punta di diamante del Reparto operativo del colonnello Cagnazzo, e poi uomini del Ros, esperti del Ris e l'ufficiale psicologo della Scuola Ufficiali, il maggiore Danilo Panico. Tutti coordinati dal comandante provinciale, il generale Vittorio Tomasone. I militari passano al setaccio anche gli ambienti dove si confondono lavoro nero e crimine, dove si possono trovare stranieri che qualche volta sgobbano e altre rubano. Bingo. È la pista giusta. Viene messa sotto osservazione una coppia di romeni noti per lavorare come manovali e fare piccoli furti, anche se non sono mai stati arrestati. Sono in Italia da diverso tempo e conoscono gli stupratori: due sono arrivati nel nostro paese da qualche mese, gli altri da poche settimane. Avviene il contatto. I quattro balordi trovano una sistemazione: due nelle casa dei connazionali già "inseriti", due a casa di una romena, forse prostituta. Le abitazioni sono a Guidonia e Tivoli.
Dopo lo stupro di gruppo le quattro belve tornano nei loro rifugi, dove nascondono le scarpe delle vittime, il coltello, i cacciavite usati per rompere il vetro, e i loro indumenti sporchi. L'indagine esplode. I quattro sanno che li stanno cercando. Due di loro pianificano la fuga. L'altra notte la partenza. Montano sull'auto Bmw con targa romena intestata a uno dei due fermati per favoreggiamento. A bordo sono in quattro. Uno degli stupratori parla col telefonino preso al fidanzato della giovane stuprata dove ha montato la sua sim. La conversazione è con un loro connazionale: «Stiamo arrivando al casello, poi saremo a Padova». I carabinieri che da subito hanno messo sotto controllo il telefono, sentono tutto e seguono la traccia della telecomunicazione. I romeni arrivano al casello e scattano le manette.Quando li portano in caserma uno di loro non regge e ammette: «Sì, siamo noi i violentatori che cercate». dalle perquisizioni saltono fuori indumenti, scarpe e ciacciavite.
L'operazione non è ancora finita. I carabinieri credono che la banda abbia eseguito altri colpi. I dettagli dell'operazione vengono divulgatoi in una conferenza stampa al Comando generale dei carabinieri. C'è il procuratore capo di Tivoli, Luigi Der Ficchy: «Mi preme sottolineare il grande sforzo compiuto dalla procura e dai carabinieri del Comando provinciale di Roma, che hanno messo in campo uomini e tecnologie di grande livello per arrivare a grandi risultati». Poi la riflessione: «La criminalità romena è la più aggressiva: «Occorrono ulteriori passi avanti per raggiungere un controllo del territorio efficace. Non è più tollerabile che nell'area di Tivoli non ci sia un commissariato per una comunità di oltre 100 mila abitanti. Addirittura sarebbe necessaria la presenza di un comando di Gruppo dell'Arma».
L'ultimo ringraziamento è del ministro della Difesa Ignazio la Russa: «Lo Stato doveva dare una risposta all'opinione pubblica e soprattutto a quella ragazza: non ci siamo fermati, il responsabile è stato assicurato alla giustizia. Questa risposta l'hanno data i carabinieri».
Fabio Di Chio
28/01/2009