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Il comizio dell'ex vice-sindaco Angela Maraventano

La Lega infiamma Lampedusa
Massa, scontri tra profughi e agenti

A tenere banco è stata una ventata di Nord, quella della Lega che attrraverso le parole dell'ex vice-sindaco di Lampedusa, la senatrice del Carroccio Angela Maraventano, ha infiammato l'isola agrigentina.

Il comizio a Lampedusa In una piazza in parte schierata con il sindaco Dino De Rubeis, contrario all'apertura, a Lampedusa, del centro di identificazione ed espulsione degli immigrati voluto dal ministro dell'Interno Maroni. Il discorso della Maraventano, lampedusana doc, è stato a più riprese interrotto da fischi e insulti dei cittadini che hanno deciso di andare avanti con la protesta. «Martedì (domani, n.d.r.) - ha annunciato il sindaco - l'isola si fermerà per dire no a uno Stato prepotente che vuole imporci le sue scelte». Una decisione, quella presa dal primo cittadino e dal consiglio comunale, arrivata al termine di un comizio a due voci, una sorta di botta e risposta tra la leghista e De Rubeis, che si sono alternati sui gradini della piazza trasformati in palco di fortuna.

Il sindaco era certo che la senatrice avrebbe accettato il consiglio delle forze dell'ordine, scegliendo di non affrontare il «suo popolo». Al contrario, scortata dai carabinieri, stretta in un tailleur nero e foulard verde al collo, la ristoratrice prestata alla politica - nota per le sue battaglie contro la realizzazione del nuovo cpa - voluto dal governo di centrosinistra, ha mantenuto la promessa.

Così, ha spiegato davanti al municipio che il Governo farà il bene dell'isola e che, presto, quello dei clandestini sarà solo un ricordo. «Ascoltatemi, vi prego - ha gridato l'ex vice-sindaco - solo facendo capire ai trafficanti che per i disperati in Italia non c'è futuro e che tutti saranno rimandati indietro, sarà possibile porre fine agli sbarchi».
Ma, a parte la contestazione, una parte della piazza ha chiesto alla senatrice quale sarebbe stata la sorte dei migranti stipati nel centro di accoglienza La Maraventano ha risposto annunciando che, entro domani, parola del ministro Maroni, almeno 1.200 saranno trasferiti o rimpatriati.

Sempre dalla piazza i due ex colleghi di giunta si sono promessi una raffica di querele. La Maraventano denuncerà il sindaco per avere aizzato i lampedusani e provocato la fuga dal centro; De Rubeis la ricambierà con un esposto contro la parlamentare che avrebbe fomentato la ribellione contro l'amministrazione. Ma di tutto ciò alla Procura di Agrigento non c'è traccia. E la senatrice in serata ha detto: «Ho appreso da alcuni servizi che sarei uscita sconfitta dopo il mio comizio. Ciò è falso: ho ricevuto stima e solidarietà da buona parte dei miei concittadini. Chi mi ha offeso è una minoranza, discepoli del sindaco, del Pd, e dei detrattori dell'operato di questo governo e del ministro Maroni».

Al Cpa, intanto, la situazione sembra tornata calma. Una ventina di extracomunitari, dopo la fuga in massa di ieri, mancherebbero ancora all'appello, ma gli animi sarebbero più tranquilli. E la polizia ha arrestato sei extracomunitari che si trovavano nel Cpa e che erano già stati espulsi dall'Italia dove hanno commesso reati. Anche loro, l'altroieri, erano fuggiti dal centro e avevano partecipato alla manifestazione - spiega una nota della polizia di Stato - «anche al fine di potersi sottrarre alla compiuta identificazione che avrebbe comportato l'esecuzione delle sanzioni penali pendenti», e anzi «sono risultati essere tra i manifestanti più esagitati che nella giornata di ieri hanno inscenato una protesta che ha portato all'allontanamento dal centro di primo soccorso ed accoglienza di un numeroso gruppo di extracomunitari».

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Marino Collacciani

26/01/2009










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