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Perdono. Il Papa ha revocato la scomunica ai quattro vescovi ordinati da Marcel Lebfevre il 30 giugno 1988.
Ratzinger ha avuto clemenza, e nessun ripensamento dopo che uno di loro ha affermato tesi negazioniste sull'Olocausto («le camere a gas non sono mai esistite»). Il Pontefice, attraverso le parole del portavoce vaticano padre Federico Lombardi, ha dichiarato che «i lefebvriani sono in piena comunione con la Santa Sede». Ma la revoca della scomunica, ha aggiunto, non vuol dire sposare le tesi negazioniste di Williamson. «Con questo atto - è scritto nel decreto papale - si desidera consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica».
Benedetto XVI ha descritto la sua decisione come fosse un «dono di pace», «segno per promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione». Così, con queste parole, la Chiesa ricuce con i lefevriani.
Ma il Papa ha voluto criticare anche le decisioni riguardo il tema dell'aborto, prese dal neopresidente Usa, Barack Obama. Ratzinger boccia la decisione di sbloccare i finanziamenti a favore dell'aborto. Una decisione, quella dell'inquilino della Casa Bianca, che lascia «preoccupato e un po' desolato» monsignor Fisichella che anticipando l'orientamento della Santa Sede, ha dichiarato: «Se questo è uno dei primi atti del presidente Obama mi sento di dire, con tutto il rispetto possibile, che il passo verso la delusione è assai breve. Anche perché, quando ci si erge giustamente a paladini della dignità della persona, ci si aspetta che tale diritto sia esteso a tutti, senza discriminazioni nè contraddizioni profonde».
Per il presidente della Pontificia Accademia «l'essenziale è saper ascoltare tutte le istanze del Paese, senza rinchiudersi in visioni ideologiche, con l'arroganza di chi, avendo il potere, pensa di poter decidere della vita e della morte».
25/01/2009