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Non solo Medioriente

La Somalia nelle mani degli estremisti islamici

Quanto avviene in questi giorni a Gaza è drammatico ed è quindi normale che l'attenzione del mondo si concentri su una tale tragedia, che potrebbe allontanare ancor di più le speranze di una vera pace in Medio Oriente. Ma momenti non meno terribili si stanno ora vivendo in un pezzo di mondo, la Somalia, con il quale gli italiani hanno avuto un rapporto molto intenso.


Alcuni giorni fa il governo dell'Etiopia ha ammesso la sconfitta del proprio tentativo di controllare il territorio somalo, annunciando il ritiro dell'esercito. E così quest'iniziativa militare che era stata fortemente sostenuta dagli americani finisce per naufragare, lasciando alle proprie spalle un Paese diviso da conflitti, tre milioni di profughi, il concreto rischio che nel cartello islamico prenda il sopravvento la componente più estremista e che l'intera Somalia finisca nelle mani dei fondamentalisti.
È una vicenda intricata, certamente ancora aperta alle soluzioni più diverse, quella che questo pezzo di Corno d'Africa ha conosciuto dopo la colonizzazione. Con la caduta di Siad Barre nel 1991, che a lungo aveva imposto un regime autoritario e socialista, la Somalia si era trovata nell'impossibilità di ricostituire un centro di potere autorevole. Venuto meno l'apparato politico-amministrativo predisposto dai colonizzatori e dai loro eredi, la società somala ha finito per organizzarsi attorno alle proprie realtà originarie: legami etnici e tradizioni religiose, soprattutto. I conflitti tra i clan si sono accesi, senza che fosse possibile avere un vincitore. L'Onu e gli Stati Uniti hanno quindi provato a imporre un ordine statuale, ma l'esito è stato fallimentare.
Priva di uno Stato e lasciata da Barre in condizioni veramente miserabili, dal 1991 la Somalia ha conosciuto un ordine tribale piuttosto instabile, che da europei potremmo impropriamente definire "feudale", nel quale però si è anche assistito a qualche successo economico su cui richiamò l'attenzione perfino uno studio della Banca mondiale.
Ma l'opinione pubblica internazionale non poteva tollerare che su questo lembo d'Africa mancasse uno Stato: bello o brutto che fosse. E tale anomalia è parsa tanto più grave quando - dopo l'11 settembre - è diventato sempre più facile associare Islam e terrorismo. Da qui l'intervento militare etiope e l'ostinata difesa di un governo fragilissimo e di fatto senza potere (presieduto da Abdullahi Ysuf Ahmed, che nei giorni scorsi ha rassegnato le dimissioni). Ma il risultato è stato il radicalizzarsi della resistenza islamica.
Oggi si può soltanto sperare che una qualche forma di convivenza pacifica torni a imporsi tra i somali. È comunque difficile che si possa ottenere tale risultato se si continua a credere che una creatura politico-istituzionale che è stata inventata intorno al XVI secolo in Europa, lo Stato moderno, debba per forza di cose adattarsi a qualsiasi cultura e realtà, e che sia anzi la "conditio sine qua non" di ogni società bene ordinata.

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08/01/2009










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