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Riforma della Giustizia

L'impresa disperata di Violante contro il giustizialismo del Pd

Un augurio particolare di buon anno spetta a Luciano Violante. Più ancora che a Silvio Berlusconi, che pure ha il compito difficile di guidare il Paese fra i marosi di una recessione economica cadutagli addosso dall'estero. Se l'impresa di Berlusconi è difficile, ma sorretta dalla fiducia degli elettori, quella di Violante è disperata.

Egli si è proposto di tirar fuori il suo partito dal pozzo del giustizialismo in cui lui stesso lo spinse, in verità, quando ne era un dirigente, e magistrato in aspettativa. La sua nuova missione è contrastata da buona parte del vertice, ma anche della base elettorale del movimento guidato da Walter Veltroni. Il quale ne subisce pesantemente le pulsioni, specie da quando Antonio Di Pietro è diventato più un concorrente che un suo alleato. Per capire la situazione basta seguire con un po' d'attenzione L'Unità.
Non più tardi di domenica scorsa il vice direttore del giornale storico del Pci e sigle successive, Giovanni Maria Bellu, si è lasciato scappare un proposito che sarà apparso stravagante a molti suoi lettori. Egli ha presentato un'inchiesta sugli errori giudiziari in Italia scrivendo: «Vogliamo riprenderci il garantismo». Che fu evidentemente smarrito nel momento in cui il Pci decise di diventare per convenienza politica, dati i danni procurabili agli avversari, il partito delle Procure. Ma una cosa è volere, altra cosa è potere riprendersi il garantismo, come dice Bellu.
Al pari di Violante e di altri dirigenti del Pd quando mostrano salutari insofferenze verso le esondazioni giudiziarie, sarà ben difficile a L'Unità riconvertirsi al garantismo lasciando commentare i rapporti fra giustizia e politica a uno come Marco Travaglio, che scambia i garantisti per complici degli imputati. O lasciandoli raccontare dalla cronista, per esempio, che il 29 dicembre scorso, a pagina 15, in un articolo sulle proposte di modifica delle norme in vigore sulla cosiddetta custodia cautelare, scriveva degli imputati mandati in carcere prima del processo come di detenuti «in attesa di condanna». Ripeto: in attesa di «condanna», non di giudizio,come dovrebbe venire spontaneo di scrivere non solo a un garantista, ma anche a un giustizialista dotato però di un minimo di umanità, oltre che di cultura giuridica. A poco serve a questo punto scoprire che gli errori giudiziari, dei quali L'Unità ha finalmente deciso di occuparsi, sono uno scandalo, e non soltanto il fisiologico prodotto, come è stato troppo a lungo liquidato, di una giustizia amministrata da uomini per natura non infallibili.
Ne avrebbe di lavoro da svolgere,quindi, nel suo partito il povero Violante. Al quale intanto Veltroni si è ben guardato dall'offrire, considerando la sua indiscussa competenza, la responsabilità dell'ufficio del partito che si occupa di giustizia, se ve n'è ancora uno, o l'incarico di guardasigilli ombra.

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07/01/2009










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