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L'Europa batte i denti e rischia di rimanere al gelo. Temperature rigide ovunque, frutto di un'eccezionale ondata di freddo proveniente dalla Siberia, e la Russia dalle minacce di chiudere i rubinetti del gas è passata ai fatti.
Così ieri Gazprom, il colosso russo del metano, ha bloccato i rifornimenti di metano all'Ucraina dopo che, da più tempo, chiedeva alla società statale ucraina Naftogaz di pagare gli oltre due miliardi di dollari di debito sul gas fornito. E gli effetti sono arrivati subito in Europa con drastici cali dei rifornimenti di gas ai paesi Ue. Bruxelles ha immediatamente tuonato: «Inaccettabile il blocco delle forniture». Pur senza entrare nel merito delle responsabilità.
Tra i primi a dare spiegazioni sulla decisione presa è stato il vicepresidente della società russa Alexander Medvedev: «Abbiamo fatto di tutto per non permettere la riduzione del consumo di gas in Europa, ma non abbiamo possibilità illimitate. Nonostante tutti i tentativi di far tornare la parte ucraina al tavolo del negoziato, sono cinque giorni che non vediamo nessuno». Un attacco reso ancora più esplicito dal primo ministro russo Vladimir Putin: «L'Ucraina sta rubando il gas ai consumatori europei che hanno pagato per averlo».
Allarmante la risposta dell'ucraina Naftogaz che denuncia: «Il taglio delle forniture da parte della Russia è stato pari a 92 milioni di metri cubi su 221,8 quotidiani contro una riduzione preventivata di 65,3 milioni. In poche ore inizieranno i problemi di rifornimenti per l'Europa». Soprattutto perché la Naftogaz, al posto di permettere il transito del gas verso l'Europa nelle proprie condutture, lo sta trattenendo.
Medvedev intanto cerca di rassicurare l'Europa: «La Russia sta usando rotte alternative per rifornire l'Europa anche se, non è possibile compensare completamente il taglio delle forniture». Infatti stanno arrivando maggiori quantità di metano attraverso la Bielorussia e il gasdotto Blue Stream.
Nonostante questo tentativo di limitare i danni portato avanti dalla Gazprom, a pagare le conseguenze della guerra del gas sono proprio i paesi che ricevono il metano dai gasdotti ucraini.
Turchia Le forniture di gas sono state completamente interrotte così da costringere il Paese a fare ricorso alle riserve.
Austria Il flusso di gas risulta ridotto al 10% rispetto a quanto previsto.
Croazia Le forniture sono state del tutto sospese.
Ungheria La forniture di gas sono ridotte ai minimi termini. Infatti sta ricevendo meno del 20% del gas normalmente previsto.
Romania Il metano russo è stato ridotto del 75% rispetto al previsto ma il direttore della società statale Transgaz, Ioan Rusu, ha aggiunto: «Siamo in grado di superare questo inverno senza problemi».
Francia Gas in calo di oltre il 70% rispetto alla norma e per fronteggiarlo saranno adottate tutte le misure necessarie per assicurare la continuità della fornitura di gas naturale.
Germania Le compagnie Wingas e E.ON Ruhrgas hanno denunciato un calo della pressione ma non hanno fornito alcuna stima, affermando di avere abbastanza riserve per compensare il taglio.
Intanto arrivano le prime conseguenze sulla guerra sull'«oro blu» che vedono una spinta del prezzo del petrolio. A Londra, come a New York, infatti, il greggio è stato quotato leggermente sotto i 50 dollari al barile. Mai così da cinque settimane.
Unico spiraglio di uscire dalla stagnazione dei rapporti tra Naftogaz Ucraina e Gazprom è l'incontro che si terrà a Mosca domani. Così il responsabile dell'azienda energetica di Kiev, Oleg Dubina spera di recuperare: «Ho discusso con Miller (numero uno di Gazprom, ndr). L'otto sarò nella capitale russa per proseguire le trattative e cercare una soluzione». Venerdì si riuniranno a Bruxelles i rappresentanti dei 27 (gruppo di esperti gas) che definiranno le misure per far fronte all'eventuale prolungamento del blocco delle forniture.
Alessandro Bertasi
07/01/2009