Naturalmente il G8 non ha soltanto compiti economici ma nel 2009 appena iniziato, l'andamento dell'economia può gettare una luce (oppure un'ombra) sugli altri "dossier" (ambiente, Medio Oriente, e via discorrendo). Cerchiamo di tratteggiare gli obiettivi di una possibile agenda per il rilancio.
In primo luogo, frenare il protezionismo, non più strisciante ma già invadente. Nonostante gli impegni (in senso liberista) assunti al G-20 di metà novembre, nelle ultime quattro settimane, la Russia ha aumentato i dazi sulle auto d'importazione e misure analoghe (nei confronti di questo o quel prodotto o di quell'area commerciale) sono state varate da India, Indonesia, Brasile e Argentina. Se ne prospettano anche dagli Usa. Il mondo rischia di andare verso la frammentazione commerciale. In Europa, Germania e Italia ne sarebbero i Paesi più penalizzati. Il Governo italiano può svolgere un ruolo chiave e nell'Ue e in ambito Wto/Omc (l'organizzazione mondiale per i negoziati commerciali) anche perché - ricordiamolo - Barack Obama è stato eletto in base a un programma protezionista.
In secondo luogo, contribuire al riassetto monetario. Lo scenario ottimale sarebbe quello secondo cui il forte dosaggio di ricostituenti fisco-monetari varato negli Usa porti entro metà anno a un cambio di 1.20 $ per 1 euro, nel contempo, la Cina rivaluti lo yuan (rispetto al $) del 20% circa. È un'illusione? Richiede un'intesa simile a quella raggiunta all'Hotel Plaza di New York nel 1985. Un compito difficile; ma l'Italia è, politicamente, in una posizione relativamente migliore di altri per tentarla. E la sorte (ed il Cielo) aiutano gli audaci.
In terzo luogo, la crisi ha proposto (specialmente negli Usa e nel Regno Unito) un'espansione dell'intervento pubblico, sia diretto (acquisizione d'intermediari finanziari, aiuti a settori industriali) sia indiretto (definizione e attuazione di regole più stringenti). L'Italia può mostrare come, nonostante il quadro mondiale, è riuscita a completare la privatizzazione di Alitalia, ad avviare quelle di Cinecittà Studios, di Tirrenia e di altre partecipazioni statali. L'Italia può pure indicare che il "foro internazionale" sulla stabilità, guidato da Mario Draghi, non è caduto nella trappola di proporre regole tanto stringenti da soffocare il malato (invece di curarlo). Dunque, l'Italia può ammorbidire la tendenza internazionale ad allungare la mano di Pantalone (con interventi diretti e indiretti).
Un'agenda in tre punti sembra troppo esile? Certamente no se si tratta di quelli cruciali per uscire dalle pastoie di una recessione che minaccia di diventare depressione e se, pur nei limiti delle possibilità di un Paese dimensioni, ha una visione da grande potenza e da grande mediatore.
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06/01/2009