| POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
«Brucio la bandiera di Israele perché è il simbolo di coloro che fanno del male, di chi ammazza senza giusta causa». La violenza delle proteste contro la guerra nella Striscia di Gaza è sintetizzabile nelle parole di Jhalid Omar, un ragazzo egiziano di 22 anni.
Come lui, altri ieri hanno manifestato a Milano bruciando le bandiere con la Stella di David e quelle degli Stati Uniti d'America. Gesti che hanno rovesciato il significato della giornata. Dalla solidarietà per il popolo palestinese, all'odio per Israele. A Milano le proteste più violente, dove la manifestazione che da Porta Venezia sarebbe dovuta terminare a piazza San Babila, è in realtà proseguita senza preavviso fino a piazza della Scala. Centinaia di arabi (ma erano presenti alcuni rappresentanti dei Comunisti italiani) hanno marciato sotto slogan «Palestina terra mia» e «Israele assassina». Alcuni giovani hanno disegnato sui loro striscioni la Stella di David accanto alla svastica nazista.
Un corteo anche a Roma. Pure qui equiparate svastiche a simboli israeliani. Con centinaia di fotografie di bambini in mano, i manifestanti sono partiti da piazza della Repubblica e hanno proseguito fino a piazza Barberini al grido di «intifada fino alla vittoria». A sventolare sotto il cielo della Capitale, le bandiere palestinesi e di Rifondazione comunista.
Torino, Vicenza e Bologna le altre città terra di protesta. Nel capoluogo piemontese hanno manifestato gli uomini di Free Palestina davanti la sede dell'associazione Italia-Israele, con un lancio di uova. A Vicenza un migliaio di stranieri hanno urlato «assassini» e «Gaza libera, comunque intifada fino alla vittoria». A Bologna la marcia è stata guidata da bambini, stranieri come la maggior parte dei partecipanti. Anche qui sono state bruciate le bandiere di Israele.
La notizia del fuoco sopra i simboli dello stato «ebraico» ha fatto subito scatenare le polemiche. Da Roma, calato il sole e concluso il riposo sabatico, il presidente della Comunità ebraica capitolina, Riccardo Pacifici, ha alzato la voce: «Quelli che oggi hanno bruciato le bandiere di Israele e degli Usa dovranno fare i conti con la giustizia italiana. Ci mobiliteremo in ogni sede istituzionale per riaffermare il diritto di Israele a esistere e a non fare la fine toccata ai nostri nonni 60 anni fa», afferma Pacifici. Ma è gran parte del mondo politico a dissentire. Dal Pdl il portavoce Daniele Capezzone racconta di «provare vergogna. Chi si rende protagonista di questi atti dà la misura della propria intolleranza e violanza». Anche il centrista Luca Volentè parla di «gruppi di nazisti rossi». È il responsabile esteri del Pdci, Jacopo Venier, a dire che Israele attua una politica razzista: «Vogliamo dire basta ai massacri». Il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, preferisce ancora non pronunciarsi sull'attuale situazione internazionale e sulle proteste in Italia.
Fabio Perugia
04/01/2009