Orwell ci dice insomma che colui che intenda dominare in modo assoluto i propri simili deve innanzitutto porre mano al vocabolario, distorcendo i termini abituali e dotandoli di un significato diverso, che è quello unicamente accettato da chi detenga il potere.
Pericolosamente qualcosa del genere sembra avvenire ai nostri giorni e occorre perciò notarla. Dobbiamo infatti al Senatore del Pd Gianfranco Pasquino un'assoluta novità circa il significato del termine "ingerenza".
Secondo il Devoto-Oli, "ingerenza" vale "intervento arbitrario o abusivo in fatti di non propria pertinenza". Ed infatti, ingerenza si dice essere abitualmente quella del vicino di casa maleducato che origli alla porta per curiosità; quella del subordinato che sbirci nelle carte del suo superiore gerarchico; quella del portalettere che violi la corrispondenza a lui affidata per la consegna, e altri casi di tal genere.
Pasquino, inaspettatamente, intervistato dal Corriere della Sera a proposito del varo di una nuova legge con la quale la Città del Vaticano ha stabilito che le leggi italiane non entreranno più in vigore in Vaticano quasi automaticamente (come avvenuto finora), ma dietro apposito atto di recezione, ha dichiarato: «Trovo che si tratti di un'ingerenza intollerabile per lo Stato italiano».
Come dire insomma che il fatto che uno Stato sovrano - quale il Vaticano - stabilisca una diversa disciplina per recepire le leggi italiane riguarda "fatti di non propria pertinenza": così infatti il vocabolario dice che si deve intendere il termine "ingerenza". E allora delle due l'una: o davvero si deve dedurre (per assurdo) che il modo di recepire le leggi italiane non riguardi in alcun modo il Vaticano, e allora bisogna chiedersi quale altro Stato o Comunità riguardi; ma il solo porsi tale interrogativo suscita il sorriso.
Oppure, bisogna sforzarsi per ammettere che nell'ottica di Pasquino "ingerenza" significhi esattamente il contrario di ciò che afferma il lessico della lingua italiana e cioè che significhi "intervento né arbitrario né abusivo in fatti di propria pertinenza": in questo caso il Vaticano sarebbe incorso in un'ingerenza legittima.
Insomma, o di ingerenza si accetta il significato universale che il termine possiede nella lingua italiana, ed allora il Vaticano non ha consumato ingerenza alcuna perché se e come debba recepire le leggi di altro Stato estero son fatti di assoluta sua pertinenza; oppure, di ingerenza si accetta un significato rovesciato nel senso di Pasquino, quello cioè di intervento non abusivo in fatti di propria pertinenza, e allora egualmente il Vaticano ha agito in piena legittimità.
Ci si chiede allora cosa voglia censurare Pasquino e qui sembra voglia - sia pure senza avvedersene - censurare soltanto se stesso e l'uso che egli vuol fare della lingua italiana, un uso alquanto confuso e bislacco. Il Vaticano dal canto suo non replica e fa bene: di sicuro conosce la lingua italiana meglio di Pasquino.
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02/01/2009