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«Non c'è bisogno di una tregua a fini umanitari, perché a Gaza non c'è una crisi umanitaria». Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, lo ripete - in un colloquio di un'ora, all'Eliseo - al presidente francese Nicolas Sarkozy, che con il suo ministro degli esteri Bernard Kouchner aveva avanzato la proposta di un cessate il fuoco umanitario, per far arrivare aiuti alimentari, sanitari, alle popolazioni di Gaza.
Ai giornalisti - al termine del colloquio con Sarkozy - la Livni non cita nemmeno una volta la parola «tregua», e si mostra decisa: sarà Israele a decidere «quando sarà il momento» di cessare le sue operazioni militari, che sono «una guerra contro il terrorismo, contro Hamas». Il capo della diplomazia israeliana ha ringraziato Sarkozy «per la sua comprensione. Capisce la natura della minaccia che Israele deve affrontare. Insieme cerchiamo di vedere qual è la migliore strategia, la migliore tattica per raggiungere questo obiettivo».
Ma Sarkozy non si rassegna ed è impegnato in un'opera di mediazione per ottenere un cessate il fuoco nella regione mediorientale, dove andrà in visita lunedì e martedì. Anche se il suo mandato di presidente di turno dell'Ue è scaduto il 31 dicembre - passato al primo ministro della Repubblica Ceca, Mirek Topolanek - il presidente francese non è infatti intenzionato a rinchiudersi a Parigi: il protagonismo a livello internazionale gli è servito per tornare quel «iper-presidente», che si era imposto agli inizi del suo mandato e che era poi quasi scomparso di fronte alle difficoltà incontrate nel governo del paese. Anche perché la Francia - se ha perso la guida dell'Ue - è da gennaio presidente di turno del Consiglio di sicurezza dell'Onu, dove è stato appena esaminato, ma non votato, un progetto di risoluzione presentato dalla Libia che chiedeva un cessate il fuoco «immediato». Nel suo tour nella regione, Sarkozy incontrerà per primo, lunedì, il presidente egiziano Hosni Mubarak. L'obiettivo dell'Eliseo - scrive Le Monde - è quello di riposizionare Il Cairo - «che ora ha cattive relazioni con Hamas» - al centro delle iniziative per trovare una soluzione alla crisi. La cosa peggiore sarebbe infatti, per Parigi, assegnare una «vittoria diplomatica» ad Hamas, privilegiando altri interlocutori, come l'Iran e la Siria. Sarkozy vuole aiutare Mubarak, che co-presiede con lui l'Unione per il Mediterraneo.
Sempre lunedì, Sarkozy andrà a Ramallah a sostenere il presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen. Andrà quindi a Tel Aviv per incontrare il premier israeliano Ehud Olmert. Martedì il presidente francese farà tappa a Damasco: lì vedrà Bashar Al Assad, che ha influenza su Hamas, e dove risiede il capo dell' ufficio politico del movimento integralista islamico, Khaled Meshaal. Poi a Beirut, anche per salutare i militari francesi impegnati nell'Unifil. Il viaggio in Medio Oriente di Sarkozy, fanno sapere dell'Eliseo, è stato preparato in «stretta concertazione» con la presidenza Ceca dell'Ue. Inizialmente Sarkozy aveva proposto una visita a livello dei capi di Stato: Francia, Repubblica Ceca e Svezia, che subentrerà fra sei mesi a Praga. Ma il premier Ceco, secondo Le Monde, avrebbe preferito una delegazione a livello ministeriale, perché consapevole delle difficoltà della missione: «Niente garantisce che sarà un successo». Così domenica partiranno i tre ministri degli Esteri - ceco, francese e svedese - per Egitto, Israele e infine Ramallah, dove s'incontreranno con Sarkozy.
02/01/2009