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Di fronte alla violenza estrema, da qualsiasi parte provenga, non possiamo che restare sbigottiti. È perciò difficilissimo giudicare, seduti sulle nostre comode poltrone, quel che accade tra israeliani e palestinesi.
Sarebbe facile adottare un atteggiamento genericamente pacifista, ma servirebbe solo a mettere a posto a buon mercato la nostra coscienza; oppure si può tentare di ragionare sui dati di fatto e sulla logica di questo conflitto per comprendere quale potrebbe essere la via migliore per uscire dal tunnel. Tutti vorremmo che le armi tacessero, che la tregua si imponesse immediatamente, e che la trattativa arrivasse a buon fine. Ma si tratta di
parole che difficilmente trovano un riscontro nell’effettivo corso degli eventi: la realtà infatti è altra. La domanda ineludibile a cui non si può sfuggire è: poteva Israele intraprendere azioni diverse da quelle che sta
realizzando?
Le strutture civili di Israele - case, popolazione, luoghi di lavoro - sono da anni sottoposte a uno stillicidio di bombardamenti che mantengono migliaia di persone nel terrore continuo. L’attuale ripresa dei lanci ha avuto la funzione di avvisare Israele che gli obiettivi dei fondamentalisti-terroristi - cancellare Israele e annientare gli ebrei - rimangono tali secondo la dottrina di Hamas e di Hezbollah, sostenuti dal grande fratello iraniano. Diverse potevano essere le strategie dello Stato di David. Se Israele avesse continuato a sopportare i razzi, l'intero mondo islamico avrebbe ritenuto che l'annientamento voluto da Teheran restava nell'orizzonte del possibile. Se Israele avesse usato le armi con modalità più leggere (la risposta cosiddetta "proporzionata"), Hamas avrebbe ulteriormente accresciuto la sua forza tra i palestinesi e il suo prestigio tra gli islamici, come avvenne due anni fa dopo l'offensiva degli Hezbollah in Libano che meritò una moderata risposta israeliana.
Impossibile prevedere il futuro: è tuttavia probabile che l'attacco massiccio e la distruzione delle strutture di Hamas a Gaza ottenga alcuni risultati. Primo, costringa i lanciatori di razzi a fermarsi; secondo crei un fronte moderato islamico volto ad isolare Hamas e i suoi fratelli terroristi; terzo, restituisca ad Israele l'immagine di un paese capace di difendere se stesso da chi lo vuole annientare, smentendo l'immagine della tigre di carta oggi corrente in Medio Oriente; quarto, costringa al tavolo delle trattative anche i più irriducibili terroristi che sognano la distruzione dei "sionisti". Vedremo se questo scenario, per quanto drammatico, si avvererà. Per ora auguriamoci che siano messi in atto tutti i possibili tentativi per fermare il sangue. E che l'Italia faccia al meglio la sua parte, come nelle intenzioni del nostro ministro degli esteri.
Massimo Teodori
30/12/2008