Ma i vezzi non finiscono qui, il Ministro Brunetta, forse prendendo in parola i complimenti ricevuti dal Financial Times del 22 dicembre, si è lanciato in una critica alla Chiesa Cattolica. Invece di complimentarsi con le centinaia di azioni permanenti delle Caritas diocesane a favore delle famiglie povere e degli anziani, (circa 800 iniziative in tutta Italia) bacchetta sonoramente vescovi e patriarchi: «Tutti devono tornare e continuare a fare il loro mestiere», Chiesa compresa. E già, la Chiesa che chiede conto alla politica sugli impegni non mantenuti a favore delle famiglie dà fastidio. Giusto che non si critichi a vanvera, meglio cominciare dalle responsabilità di ciascuno. Un buon modo per continuare a dimostrarsi un Ministro "rivoluzionario", Brunetta lo avrà al prossimo Consiglio dei Ministri.
L'occasione sarà quella di ricordare a Tremonti e a Berlusconi che entrambi, l'uno vincolato dal Parlamento, l'altro nel suo incontro natalizio con la stampa, si sono impegnati a usare le eventuali risorse dell'extra gettito per le famiglie con figli. I dati natalizi parlano di un surplus di 2.5 miliardi di euro circa che saranno destinati nel rispetto delle parole date e degli impegni presi. O no?
Subito, si faccia dal 1° gennaio e prima che i soldi in più non ci siano più, ci ascolti caro Brunetta. Il compito di valorizzare e difendere la famiglia non dovrebbe appartenere solo alla Chiesa Cattolica. Paradossalmente lo dimostra il raduno delle famiglie spagnole, dove laici e cattolici si ritrovano ogni anno. Sì, proprio nella Spagna di Zapatero dove il matrimonio gay è legale e i tempi per il divorzio sono stati accorciati, c'era una piazza enorme a dimostrare la bellezza del matrimonio eterosessuale. Anche papa Benedetto XVI, da San Pietro, ha esortato le famiglie a non lasciare che «l'amore, l'apertura alla vita e i vincoli incomparabili che uniscono il vostro focolare si indeboliscano. Il Papa sta al vostro fianco», ha garantito Ratzinger, che ha ricordato le famiglie «provate dalle difficoltà della vita, ma anche dal lavoro precario e non dignitoso».
Vale per l'Italia quello che vale per la Spagna. Sì, la Chiesa torni a fare il proprio mestiere e non si impicci di drogati, anziani o di padri di famiglia disoccupati. A proposito, c'era proprio bisogno che il Papa intervenisse di nuovo sull'importanza del lavoro e ribadisse tutte le preoccupazioni per «l'aumento di forme di lavoro precario»? Gli affari della Chiesa sono anche questi, perché nella concreta carne Egli venne, in una famiglia umana crebbe, dentro strade e cortili predicò, aiutò, guarì. Le famiglie del popolo stringono la cinghia per la fame e i Ministri saranno dunque seri quanto i preti. Con tanti "euri" promessi alle famiglie dal 1° gennaio 2009. Vero?
* Deputato Udc
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29/12/2008