La congiuntura economica negativa che ha costretto il presidente della Banca Centrale Europea, Jean Claude Trichet, a tagliare drasticamente il tasso di riferimento per Eurolandia insieme ai richiami dei governatori delle banche centrali agli istituti di credito per trasferire gli stessi cali sull'Euribor, hanno avuto l'effetto di rimettere in tasca di molti italiani molto di più di quanto potessero ottenere con un generoso rinnovo contrattuale. Per i mutui di dimensione media, compresi tra 100 e 130 mila euro, in un paio di mesi la rata ha subìto un calo stimato attorno ai 200 euro. Soldi freschi rimasti in cassa e da utilizzare per i consumi e le necessità familiari.
La discesa dell'Euribor è stata dunque una delle migliori medicine per il sistema economica stremato dalla crisi finanziaria. Dopo il picco toccato il 9 ottobre scorso (5,39 per cento), qualche giorno prima di Natale, dopo quasi 60 sedute consecutive in calo (la rilevazione dell'Euribor avviene tutti i giorni lavorativi), il tasso a tre mesi è sceso sotto la soglia del 3 per cento, precisamente al 2,991 per cento, avvicinandosi al 2,5 per cento del tasso Bce. Non succedeva dal 23 giugno 2006. Il tasso a un mese è calato dal 2,74 al 2,71 per cento, mentre quello a una settimana ha segnato un rialzo per il secondo giorno consecutivo, passando dal 2,52 al 2,54 per cento. E la discesa potrebbe non essere finita.
Il board della Eurotower non si è ancora pronunciato espressamente, ma tra le righe dei comunicati ufficiali dell'organismo che sovrintende la politica monetaria europea, si è già intuita la possibilità di nuovi tagli. Secondo gli analisti più coraggiosi si potrebbe addirittura pensare a un tasso Bce fissato all'1,5% entro l'anno.
Musica per le orecchie dei lavoratori a stipendio fisso che si troveranno più reddito a disposizione. Una spinta all'economia del Paese che nonostante tutto mostra impercettibili segnali di vitalità. Non ultimo il dato dell'export italiano che, pur tenendo conto della crisi mondiale, ha chiuso il 2008 con un saldo positivo del 4%. Un buon viatico per l'anno che sta per entrare. E che lascia ben sperare sul fatto che l'imprenditoria italiana abbia già attivato gli anticorpi per cercare già dai primi mesi di battere la recessione.
La voglia degli italiani di dedicarsi alle spese non manca. Se i regali hanno subìto una contrazione sotto l'albero di Natale così non è stato per la tavola che è rimasta imbandita come quella dello scorso anno. la Coldiretti ha fotografato una «sostanziale tenuta», con 3 miliardi spesi per pranzi e cenoni. Con una preferenza per i piatti tradizionali, a discapito di mode «esterofile». Una tendenza confermata anche dalla Cia, secondo la quale «non c'è stato il temuto crollo dei consumi» e le spese si sono assestate complessivamente a 3 miliardi di euro.
C'è un ultimo aspetto della crisi che può diventare un lato positivo. Il mercato immobiliare dopo un aumento delle quotazioni del 70% tra il 1996 e il 2006, ha registrato una diminuzione delle transazioni e un allungamento dei tempi di vendita. Fattori che vanno a beneficio del compratore. Che ora è già in movimento per spuntare nel mercato le migliori occasioni. Più che una crisi, dunque, una pausa di riflessione che non mancherà di rimettere presto in moto il mercato. Sono sempre di più gli acquirenti che cominciano a pianificare un acquisto nel 2009. Tutti segnali di un'Italia pronta a trasformare la crisi in opportunità e che non vuole cedere alla rassegnazione. Euribor, petrolio e prezzi immobiliari possono aiutarla a ritrovare serenità.
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28/12/2008