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Stessa festa, stesso menù ma soprattutto stesso prezzo. L’”effetto crisi” dà i suoi primi risultati positivi e comincia proprio dalle festività 2008.
Dopo il Natale all’insegna del risparmio arrivano anche i cenoni “a basso costo”: è l’iniziativa dei ristoranti e dei locali della Capitale per fronteggiare la crisi ed invogliare turisti e non a trascorrere fuori l’ultimo dell’anno. “Nessun aumento dei prezzi rispetto all’anno passato – spiega il vicepresidente dell’Assoristoratori Roma, Paolo Guerri – Abbiamo migliorato la qualità del servizio e aggiunto anche qualcosa in più ma senza aumenti. Cena, musica dal vivo e buon servizio possono costare a Roma dagli 80 ai 150 euro. “La crisi c’è e si fa sentire nella categoria commerciale – sottolinea Guerri – La ripresa sarà lenta e non avverrà prima della fine del 2009 con pesanti ripercussioni anche sul turismo della capitale. Eppure – fa sapere il vice dell’Assoristoratori - guardiamo con ottimismo all’arrivo di tempi migliori”.
Prezzi invariati dunque, in alcuni casi addirittura in discesa, che fanno prevedere un San Silvestro all’insegna del risparmio, tutto per colpa della crisi economica. Già il pesce, tipico piatto delle tavole natalizie degli italiani, quest’anno è risultato in generale meno caro rispetto al 2007: circa il 10% in meno. Così le vongole (8 euro rispetto agli 11 del 2007), l’astice (23 euro contro i 26 del 2007), polpi e pesce da frittura che oggi costano fino al 20% in meno rispetto all’anno passato. Nemmeno aragoste a «go-go» sulle tavole natalizie. Così alle ostriche e allo champagne bisogna dare, se non un addio, almeno un arrivederci a tempi migliori.
Pure i ricchi controllano infatti il conto al ristorante in tempi di crisi. In molti rinunceranno a prelibatezze di lusso. La conferma arriva dal netto calo degli ordinativi -20% di pesci prelibati e costosissimi come gli astici blu della Scozia, le aragoste del Canada, le capesante o per dirla alla francese le coquilles de Saint Jacques. Già da qualche mese il trend è in discesa nei locali più esclusivi della capitale, dall'Hotel Hassler al ristorante Tuna di via Veneto, dall'Hotel Splendid Royal al Marriot.
“La crisi si sente anche nel nostro settore” racconta Andrea Ragosta, titolare di Ela Food tra i maggiori distributori di astici e aragoste in Europa, con sede a Madrid, Parigi, Milano e Roma. L'azienda ora è in mano al figlio Renato che ne è presidente, ma Ragosta senior mantiene la supervisione delle vendite. Tra i loro clienti i migliori alberghi e ristoranti e le grandi catene della Gdo, dalla Metro a Auchan e Carrefour in Italia, Francia, Spagna e Germania. “D'altra parte i prezzi sono alti - continua Ragosta - le aragoste nostrane sono arrivate a 90-100 euro al chilo, l'aragosta rosa del Portogallo a 75-80 euro al chilo, gli astici scozzesi a 40-45 euro”.
Allora l’escamotage anti-crisi dei prezzi invariati, adottato un po’ da tutti i ristoratori della Capitale, potrebbe funzionare nei tanti locali che, per la notte più lunga dell’anno, hanno organizzato il cenone a base di piatti romani prelibati, primo fra tutti cotechino con lenticchie. E nelle discoteche? L’aria di crisi sembra tirare anche sulla movida notturna. “Perché – spiega il vicepresidente dell’associazione “Silb Fipe” (Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da Ballo e di Spettacolo), Antonio Flamini – quando c’è crisi il primo settore dove si taglia è proprio quello del divertimento e dell’intrattenimento”. Sulle previsioni di un Capodanno all’insegna della musica e del cenone in discoteca Flamini non si illude: “Andiamo incontro ad una dura contrazione, l’unico rimedio per fronteggiare la crisi ed incentivare il cliente è aumentare l’offerta senza alzare i prezzi”. Allora, per l’ultimo dell’anno omaggi, riduzioni e veglioni “low cost” anche sotto le strobo.
22/12/2008