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La settimana corta può essere adottata «con accordi» tra le parti sociali senza ricorrere a nuove normative. Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, sottolineando che «questo accade con accordi», a partire con le parti sociali.
Per ricorrere alla settimana corta «non abbiamo bisogno di norme di legge». Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, sottolineando che «questo accade con accordi», a partire con le parti sociali.
«Abbiamo bisogno di qualche piccolo 'sbottigliamento' delle capacità operative di alcuni nostri strumenti. Ma sostanzialmente, a differenza dei tedeschi - ha proseguito - noi abbiamo una cassetta degli attrezzi che ci consente di distribuire su più persone il minore carico di lavoro, sostenendone anche il reddito per quella parte di ore non lavorate, in modo che possa essere anche un lavorare di meno ma il guadagnare di meno possa essere in pratica impercettibile».
Per Sacconi, «siamo in grado di farlo, bisogna farlo attraverso intese, accordi». Da un lato, «dobbiamo definire una straordinaria e leale collaborazione con le regioni, che hanno competenza in materia di lavoro e formazione, e dall'altra parte con le parti sociali per stimolare accordi in questo senso», ha aggiunto il ministro.
Le «soluzioni possono essere molte, ciò che conta è che rimanga in piedi il rapporto di lavoro», ha sottolineato.
Serve un confronto sulla settimana corta ma senza furbizie. lo ha detto il segretario generale della cgil, guglielmo epifani, intervenendo al direttivo di corso italia. Su settimana corta e contratti di solidarietà «ben venga l'avvio di un confronto con governo e imprese su tutte le forme di tutela, ed è bene che si sia passati da un'impostazione priva di senso che prevedeva la detassazione degli straordinari a questa nuova ottica», ha spiegato.
«Servono politiche di sostegno contro la crisi industriale, servono anche strumenti parzialmente nuovi e soprattutto risorse rilevanti». Secondo epifani, è necessario che gli strumenti di soliderietà «siano inseriti in un quadro di tutele che evitino il distacco dei lavoratori dai posti di lavoro, non escludano i lavoratori precari e non costituiscano una furbizia per evitare al soggetto pubblico di investire tutte le risorse necessarie».
22/12/2008