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Si auspica la riforma della giustizia da varie e autorevoli postazioni e, di seguito, i pm colpiscono a sinistra e a destra, salvando Di Pietro, l'alfiere del "niet" a qualsivoglia occidentalizzazione della macchina giudiziaria, nonché portatore, non so quanto sano, del morbo di Lynch.
C'è nesso di causa-effetto? Esisterebbe, dunque, una Spectre togata che accelera, amplifica e spettacolarizza i suoi procedimenti, posizionandoli nello spazio e nei tempi giusti, per consigliare la "politica" a starsene a cuccia, intervenendo, fra l'altro, nella vita interna delle coalizioni, decapitando o favorendo questo o quel gruppo?
Oppure, il progetto è affidato alle improvvisazioni dei singoli e più bellicosi pm?
Certo, nell'ultimo comunicato della Procura di Napoli traspare la solita prosa combattente, visto che, invece di limitarsi all'illustrazione tecnica, ci si slancia in gratuiti parallelismi plutarchei, con velleità di riscrittura della storia italiana. In aggiunta, vi sono irrituali tirate polemiche verso quanti si avvalsero, commentando il suicidio dell'ex assessore Nugnes, della vigente libertà di pensiero e di stampa.
Quando una Procura denuncia l'«attività posta in essere dagli indagati e da soggetti ad essa collegati, che a tratti ha assunto la caratteristica di una vera e propria "disinformazione", che questo ufficio ha dovuto subire in silenzio…», allora si può inferire che certa magistratura soffra, sino a equipararlo a un delitto, l'esercizio di alcuni elementari principi di libertà.
Sul possibile nesso causa-effetto tra giustizia riformanda e pm belligeranti gli interrogativi sono tanti e diffusi e, tuttavia, non sarebbe giusto rispondere, senza prima approfondire ulteriormente una patologia endemica con impennate stagionali epidemiche, che è certamente più complessa ed articolata, fors'anche più grave.
Intanto, le esondazioni delle toghe non debbono servire da alibi al vittimismo della "politica", dalla quale i cittadini si attendono più "fare" e meno "chiacchiere" riguardo alla malagiustizia. Se ne parla vanamente da tre lustri, passando per due fallite Bicamerali, e nel frattempo l'ordine ingigantitosi a potere ha continuato ad imbastire processi-spettacolo finiti in nulla.
Così, pm rumorosi, che hanno reiteratamente esposto al pubblico ludibrio persone risultate innocenti - l'ha ricordato l'onorevole Maurizio Paniz, riferendosi al dottor Woodcock, in un'appassionata lezione di garantismo tenuta a Montecitorio -, appartenendo loro sì ad una casta, non hanno mai patito sanzione alcuna. Noi parlamentari siamo parzialmente coperti dalla giustizia ingiusta dall'art. 68 e, visto che rappresentiamo il popolo, dovremmo pensare al modo di estendere tale garanzia a tutti, quando risultino palesi errori e soprusi. Perché non introdurre un Garante, a salvaguardia dei cittadini vittime della violenza inquisitoria?
Nel villaggio della politica va, inoltre, combattuto e sradicato lo sciacallismo trasversale.
Quando c'è una richiesta d'arresto, non solo nella parte avversa, ma financo tra i colleghi degli indagati, non pochi son quelli che gioiscono. L'ombra dello sciacallo evoca il Parlamento, che, nel 1992-1993, pur esortato al coraggio della verità da Bettino Craxi, travolto dalla paura e dall'egotismo, non ebbe la dignità di far quadrato almeno sulla tripartizione dei poteri.
L'attuale Legislatore, d'altra parte, è già in grave ritardo.
La riforma avrebbe dovuto essere già prossima al varo, prima della selva di avvisi di garanzia che, colpendo parlamentari in carica, delegittimano le Camere, sospettabili, da oggi, di intervenire sulla giustizia non per il bene dei cittadini, bensì per pararsi dalle inchieste. La sola via maestra rimane quella dell'Assemblea costituente eletta dal popolo, come ha auspicato l'onorevole Gaetano Pecorella, il più savio di tutti noi.
I politici, dunque, vadano a scuola di garantismo ed evitino, quando fa comodo, di sposare acriticamente le tesi delle Procure.
Il Pd stesso eviti di autoflagellarsi per i suoi "avvisati" e pensi alla politica di progetto, piuttosto che farsi precipitare nel baratro dal berlinguerismo di ritorno. Di Pietro, da solo ed in associazione con altri, li salvò, ma, ora, la cambiale è andata all'incasso e potrebbe costare la vita del Pd.
E sarebbe un danno grave, perché il polo di sinistra può svolgere un ruolo fondamentale per l'Italia.
Il rischio, però, c'è, a meno che Veltroni, come auspico, non spazzi via indecisioni e falso moralismo, tirando fuori gli artigli del grande leader decisionista e riformista.
Giancarlo Lehner
22/12/2008