Rassegna stampa
POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA

La querelle sulle leggi razziali

Le scomposte reazioni alle "verità" di Fini

Affermare che le infami leggi razziali, parto legislativo del fascismo, trovarono un'opinione pubblica per lo più inerte e una Chiesa Cattolica (salvo lodevoli eccezioni) silente e non agguerrita è tesi storica pressoché pacifica e in buona parte ammessa anche dalla Chiesa.


Gianfranco Fini interpreta il ruolo istituzionale in guisa difficilmente criticabile. Anzi, se critiche gli arrivano esse sono di quanti lo vorrebbero più politico, più intra partes, più vicino all'opportunità che alla verità. Da uomo delle istituzioni esercita, al pari degli altri che, per carica, rappresentano il tutto di un popolo e non una sua frazione, il diritto-dovere di comunicare messaggi, principi e valori non al servizio del quotidiano procedere delle cose della politica.
Agisce non tatticamente, ma strategicamente, secondo una visione che tenga in conto il bene comune in una proiezione più vicina alla storia che non alla cronaca.
Il primo valore da recuperare per il futuro del nostro popolo è la serenità sul proprio passato, origine di divisioni e generatore di verità parziali e strumentali, capaci di inquinare e indebolire le basi del nostro futuro.
Anche pestando qualche piede, o toccando tasti scomodi e portatori di apparente disagio momentaneo.
Rivalutare la realtà di fronte al «sapere convenzionale», alle «opinioni condivise» - per dirla con Galbraith - è opera meritoria, anche perché - è sempre Galbraith che lo ricorda - «non sorprendentemente, tra opinioni e la realtà, ciò che conta alla fine è la seconda».
Io che non sono Fini, né una carica istituzionale di rilievo, posso andare oltre e affermare che molti maestri del pensiero, delle arti, della penna, della politica emersi nel loro splendore in epoca repubblicana, insieme ad alcuni importanti appartenenti alla Chiesa Cattolica, furono non solo inerti (dove l'inerzia e il silenzio apparivano già colpevoli), ma attivi e consenzienti fautori del razzismo antiebraico. Con parole, opere e azioni.
Le reazioni in parte scomposte, in parte sottilmente denigratorie, altre un po' rozze, evidenziano il desiderio di censura di molti. Un diffuso senso di colpa.
Il motivo è più banale di quanto possa sembrare.
Infatti, un conto è che le cose si dicano e si sappiano fra le élite, in convegni e seminari per pochi, in luoghi lontani dal comune sapere. Altro conto è che i cittadini sappiano che le «opinioni condivise», il «sapere convenzionale» loro offerto non corrisponde alla realtà. Il che richiede che tutti di fronte a tutti si dimensionino in ruoli e posizioni che comportano assunzione di responsabilità.
Se desideriamo la solidità del sistema e la pratica dell'etica nella nostra comunità nazionale, ben vengano le parole di Fini e di chi come lui non ha in mente il quotidiano taccheggio della politica, ma una visione più ariosa e tutto sommato molto, ma molto più onesta del proprio agire.
*Vice Presidente
del Gruppo Parlamentare
Il Popolo della Libertà
alla Camera dei Deputati

Vai alla homepage

20/12/2008










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro