«Piove, ex governo ladro» sintetizzano, dando a intendere di aver capito bene di chi sia la colpa. «Hanno lavorato poco e male, una palata e via, tanto per fare» dicono, consapevoli che l'acqua non può essere l'unica causa di un fondo stradale colabrodo, ora che è ufficiale che chi doveva occuparsi di manutenzione lo ha fatto solo sul 10% dei 5.500 chilometri di strade.
I risultati, eccoli. L'asfalto si sbriciola. Da un capo all'altro della città crepe, che poi diventano voragini, profonde anche 50 centimetri: ieri le abbiamo misurate. L'assessore ai Lavori Pubblici capitolino, Fabrizio Ghera, ha disposto un salvataggio da 150 mila euro a Municipio, (il XIII da oggi è già all'opera). Invece «la Provincia ha bocciato la richiesta di un fondo straordinario per la manutenzione e la vigilanza delle strade più pericolose come la Pontina, la Nettunense e la Via del Mare» ha dichiarato, in una nota, il consigliere provinciale Romeo De Angelis.
Ieri mattina abbiamo dato un'occhiata ad un campione rappresentativo del fondo stradale disastrato, «una parte per il tutto», attraversando la città in Vespa, da Sud-Ovest a Est, da via Portuense a via Tiburtina, passando per centro e Prenestina.
Come ogni viaggio, si parte da casa, da Villa Bonelli. E i nodi vengono subito al pettine. Varcato il cancello, via Enrico di San Martino Valperga, rifatta poco prima delle elezioni comunali, è tutta una buca. «Fate il giro delle buche? scrivete pure che sono dei ladri» dice un portiere. Si scende per via Fuggetta, continuando a dribblare gli ostacoli, risalendo fino al semaforo di via Pietro Venturi, tutta crepe e buche. Ma non avevo ancora visto la parallela, via degli Irlandesi, maglia nera del giro in città, per il numero di buche, una accanto all'altra; un record negativo a pari merito con via Porta Tiburtina, dietro l'università La Sapienza.
Buche, ma non solo. Anche i tombini diventano un pericolo, perché strati e strati d'asfalto ne hanno aumentato la profondità. Un tombino è addirittura sprofondato (ma è stato transennato) su via Portuense, all'altezza del semaforo di via Pozzo Pantaleo. Sulla Portuense dà fastidio anche una specie di faglia, simile alle spaccature delle rocce, che mette in serio pericolo chi è in sella ad uno scooter, a partire dal mercato. Ma la buca transennata dopo il crocevia degli alluvionati (via Pietra Papa, Pacinotti, Portuense) è stata riempita. E grossi rammendi sono stati realizzati anche su Appia e via Tuscolana. Mentre invece, è ancora aperta, sebbene transennata, la voragine, piccola ma profonda, su via Oreste Tommasini (zona piazza Bologna), per cui è ancora deviato il 61, segnala una lettrice.
Gli automobilisti perdono la pazienza, e le borchie copricerchi. Lo spartitraffico di piazzale della Radio, ne è disseminato. Arriviamo a Trastevere, dopo aver attraversato il crocevia che porta alla stazione: c'è da mettersi le mani nei capelli. A via Benedetto Musolino, parallela al viale, le auto quasi si devono fermare per non rompere le sospensioni. E si deve fare la gimkana, anche sui marciapiedi. «Guai ad andare di corsa» ammonisce Giancarlo Farina, sarto da «59 anni e 2 mesi». Davanti alla sua sartoria, prima di piazza Sonnino, c'è un grosso «rammendo» e, sul rattoppo, nuove crepe. Rattoppi anche su via Chiavari e via Monte della Farina, alle spalle di Largo Argentina, riaperta dopo una breve chiusura. Prossima meta: piazza Vittorio. Ci arriviamo passando per i Fori, che stanno asfaltando. L'altra metà, quella con i sampietrini, è un percorso ad ostacoli. Ma su un pezzo di via Cavour si fila via lisci come l'olio. A piazza Vittorio, via con le proteste: ce l'hanno con le conseguenze del mancato rispetto della ztl merci. «Maledizioni» anche per le buche su via Casilina. «Se passi di notte in motorino, nelle zone più buie, t'ammazzi» racconta Michele che lavora in un hotel della zona, ma vive nei dintorni di Tor Vergata insieme alla moglie. E siamo arrivati a Porta Maggiore. Poi s'imbocca via Prenestina. E il primo ostacolo è un dislivello della pavimentazione. «Scalini così ne prendevo quanti ne vuoi quando andavo in macchina» spiega Irene, 28 anni, che abita al Pigneto e lavora in una bottega del mondo, la Domus Aequa. Il Pigneto è un «disastro» per Maria Grazia «pieno di buche e di alberi che cadono perché senza manutenzione» dice. Svolta su via di Portonaccio, in direzione Tiburtina e sosta a via Galla Placidia, con maxi buche da 30 centimetri. Altra sosta in via Fossa Cesia, case popolari gialle, a 200 metri dalla Tiburtina Valley allagata. Qui le strade sono un percorso a ostacoli. «E anche i marciapiedi» dice Vincenzo Pisarro, 83 anni, che passeggia con la moglie Maria, 73. «Case belle ma strade che fanno pietà» commenta la signora Mescia, una bella donna che dimostra meno dei suoi 61 anni, indicando i palazzi del condominio Residenza Gioiosa, in via Scorticabove. «Abito qui da 30 anni - dice - sono belle case ma quando esci abbiamo paura a camminare». E i pronto soccorso raddoppiano il lavoro. «Più del 50% di ingressi per cadute a piedi o in motorino» confermano dal Santo Spirito. Maxi buca su via Ramazzini, poco dopo il Forlanini: che fortuna che l'ospedale non sia stato ancora chiuso.
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19/12/2008