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Aveva «trattato con le ragazze alcuni argomenti troppo spinti» parlando, in confidenza, alle sue alunne delle sue esperienze sessuali, coniugali ed extraconiugali.
Per questo un professore della Provincia di Lecce, di 65 anni, era stato condannato nel 2006 per violenza sessuale ad un anno e quattro mesi di reclusione. La Cassazione ha ieri confermato la condanna del professore rigettando il ricorso della difesa.
Le ragazze, dopo una serie di racconti «hard» che il prof faceva a scuola, avevano confidato l'accaduto ai loro familiari che avevano presentato una denuncia. Lo stesso professore aveva poi ammesso davanti al tribunale di aver «trattato argomenti sessuali con le proprie alunne». Sia il tribunale sia la Corte di Appello di Lecce avevano condannato l'insegnante a luci rosse per il reato di violenza sessuale - pur riconoscendogli alcune attenuanti generiche - ad un anno e quattro mesi di carcere, pena poi sospesa, e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili. Contro il verdetto dei giudici del merito, il docente aveva proposto ricorso alla Suprema Corte, la quale ha però rigettato le sue doglianze.
La Terza sezione penale della Cassazione ha ritenuto infondate le ragioni del ricorso presentato dai difensori del professore confermando in pieno la sentenza perché ha ritenuto «corrette e puntuali le motivazioni portate avanti dai giudici di merito». Scrivono infatti i supremi giudici, nella sentenza n.46360: «il controllo effettuato sull'argomentazione motivazionale adottata dal giudice di merito permette di affermare che non sono in esse riscontrabili elementi tali da intaccarne la validità». Del resto rileva ancora piazza Cavour, i giudici hanno proceduto alla condanna sulla base «della stessa ammissione dell'imputato, il quale aveva dichiarato di avere trattato con le ragazze alcuni argomenti troppo spinti in tal modo offrendo conferma egli stesso al racconto delle minori che avevano detto di aver ricevuto dal professore confidenze sulle sue esperienze sessuali».
18/12/2008