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Giappone, le vittime della crisi economica che vivono in uno spazio di meno di due metri per uno e quaranta negli internet cafè per ottenere un certificato di residenza, necessario a trovare lavoro a giornata
Rifugiati. Così vengono soprannominati: i rifugiati dell’internet cafè. Vivono in uno spazio vitale di meno di due metri per uno e quaranta, buona parte dei quali occupati dal tavolo per il computer. Per terra cuscini e tutto ciò che può dare la vaga parvenza di un materasso. Poi vestiti, documenti, tutti quegli oggetti che messi insieme chiamiamo vita quotidiana.
Sempre più frequentemente in Giappone i lavoratori a giornata eleggono a proprio domicilio le ‘celle’ spoglie degli internet cafè ma non sono alla ricerca della sintesi di due vecchi amori della cultura giapponese, la tecnologia e i piccoli spazi, la scelta è legata a cause più prosaiche. Prima di tutto la forte recessione in cui versa il paese del sol levante e che ha prodotto un numero ingente di disoccupati con forti problemi di reinserimento del mondo del lavoro e quindi la necessità si trovare alloggi a basso costo e lavori saltuari. La seconda è legata alla ricerca di occupazione: infatti in Giappone per ottenere un qualsiasi contratto di lavoro c’è bisogno di un certificato di residenza che gli internet cafè sono pronti a fornire ai loro ospiti con un sovrapprezzo del 6% sulla pigione, che in media si aggira intorno ai 650 dollari.
Solo nell’internet cafè di Warabi, a nord di Tokio, cinquanta delle cinquantotto stanze sono occupate da residenti abituali, vittime della crisi economica globale, che chiamano ‘casa’ quattro paratie di legno scuro e un pc.
Davide Di Santo
17/12/2008