E l'"entità" che si occupa di quest'ultimo settore è la Task Force 45, un comando interforze di incursori italiani su base 9° reggimento "Col Moschin" che per la prima volta opera sotto il cappello della Nato.
Cos'è la Task Force lo spiega a Il TEMPO lo stesso comandante della "45"(il nome non possiamo citarlo per motivi di sicurezza ndr).
"È un comando nazionale interforze land oriented (operazioni speciali terrestri) di cui fanno parte gli operatori delle forze speciali di tute le forze armate e al quale contribuiscono anche unità di supporto provenienti dal 4° reggimento alpini paracadutisti Monte Cervino (ranger, ndr.) e da assetti specialistici, a seconda delle esigenze".
Che compiti ha e come funziona?
"Il nostro compito è creare un ambiente sicuro in Afghanistan, attraverso tutta la gamma delle operazioni speciali. La Task force 45, dipende direttamente dalla Nato ed è divisa in due task unit. La prima si trova a Herat e la seconda a Farah".
Dove operate?
"La nostra aerea di operazioni è la regione ovest dell'Afghanistan. Spesso, inoltre, cooperiamo con le forze speciali degli altri Paesi e periodicamente ci riuniamo con loro per fare il punto della situazione e creare sinergie che massimizzino i risultati".
Come sono i rapporti con i soldati afgani?
"Sono ottimi, li addestriamo (i kandak, l'equivalente dei commandos, ndr.) e forniamo loro supporto operativo. Queste attività si chiamano partnering".
E con i militari italiani "convenzionali"?
"Ottimi anche con loro. C'è massima collaborazione con tutte le nostre forze armate dislocate in patria e in teatro. Tanto che, quando ne abbiamo bisogno chiediamo al Regional command West (Rc-W) di Isaf a Herat di supportarci con unità e assetti necessari".
Come va il lavoro di "partnering" con i soldati afgani?
"Sono stati fatti dei progressi importanti. Ma non bisogna fermarsi. Soprattutto se vogliamo raggiungere il nostro obiettivo: far arrivare i kandak a ottenere e a mantenere standard elevatissimi di preparazione e operatività, nell'ottica dell'afghanizzazione delle forze armate".
Noi parliamo di operatori della Task Force 45. Chi sono gli incursori e quali sono le regole base per diventare come loro?
"Sono persone fisiche normali, innamorate del loro lavoro. Sono dei professionisti. Le doti che li contraddistingono, oltre a una preparazione unica, sono volontà, carattere, determinazione e umiltà. L'iter per accedere alla loro professione, infatti, si basa su questi concetti. Si tratta di un processo altamente selettivo, ma non irraggiungibile".
Un esempio di attività operativa che svolgete in Afghanistan?
"Recentemente siamo stati impegnati a Bala Morghab per creare le necessarie condizioni di sicurezza che hanno permesso l'inaugurazione di un ponte il 30 novembre. I nostri operatori hanno attivato i contatti con gli anziani dell'area (elders, attraverso attività di key leader engagement) e hanno svolto attività Medcap, cioè hanno fornito assistenza medica alla popolazione. Ciò ha permesso che l'inaugurazione del ponte avvenisse senza problemi. In caso di minacce, comunque, gli incursori erano pronti a rispondere adeguatamente".
Un bilancio sul lavoro dei suoi uomini della Task Force 45?
"Sono molto fiero del loro operato e dei risultati conseguiti".
Fr.Bus.
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15/12/2008