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il cav insiste sul sorpasso: "vantaggio di 13 punti"

Abruzzo, Berlusconi sfida Di Pietro

Silvio Berlusconi è soddisfatto. Chiude la campagna elettorale in Abruzzo mantenendo la tabella di marcia. Nonostante il cattivo tempo di questi giorni, nonostante i numerosi impegni delle ultime settimane, nonostante fino all'ora di pranzo si trovasse a Bruxelles per il vertice del Ppe e Consiglio europeo.

Il premier voleva essere a Chieti a tutti i costi per chiudere di persona la corsa elettorale del candidato Pdl Gianni Chiodi. Un'occasione per il Cavaliere per lanciare al popolo abruzzese un messaggio positivo - con «l'impegno del governo» verso la regione - ma anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe su Antonio Di Pietro. E' sul leader dell'Udv infatti, che il premier usa toni più duri. Lo fa da una regione molto cara all'ex magistrato, una regione in cui, per Berlusconi, la sconfitta di Di Pietro significherebbe una messa all'angolo del leader Idv da parte del Partito democratico.
Così il premier va giù pesante, non usa mezzi termini, e descrive l'eventuale voto a Di Pietro come un "abiezione morale". Scattano gli applausi.
Il presidente del Consiglio arriva a Chieti nel tardo pomeriggio. Volo diretto Bruxeless-Pescara. Il tempo di fare una piccola pausa in aeroporto e poi subito in macchina, insieme al suo staff, verso il palazzetto dello sport. Sotto l'inno "meno male che Silvio c'è" il capo del governo fa il suo ingresso, tra bandiere sventolanti, e richieste di foto e autografi.
Nel suo discorso Berlusconi spazia: dalla scuola alla giustizia, dalla querelle sull'Iva per Sky a come il governo ha gestito le emergenze del Paese, (vedi i rifiuti in Campania). Ma è sull'Abruzzo, su cosa significa avere «Chiodi al governo della regione» che il premier mette particolare enfasi. Innanzitutto con un chiarimento sull'Udc. Il Cavaliere sa che in questa regione i rapporti tra Pdl e centristi sono buoni. Tanto che, in principio, l'alleanza tra i due partiti per questa sfida elettorale, era data quasi per certa. Ma Berlusconi ha messo il veto all'Udc, a Casini. «Per noi - spiega il premier dal palco - sarebbe stato molto più comodo giocare questa partita insieme a loro. Ma questo è un modo vecchio di fare politica, quello basato sulle convenienze. Come può l'Udc correre a Trento con la sinistra e qui voler stare con noi?». Arriva anche qualche stilettata verso la sinistra, «tornata in questa regione alla torre di Babele del precedente governo, con ben sette partiti che stanno insieme».
Berlusconi è carico, e nel suo discorso ripete spesso un concetto. Poche parole che suonano come il leit motiv del mprogramma che il Pdl ha preparato per l'Abruzzo: rilanciare la regione. «E' un obiettivo impegnativo - afferma Berlusconi - che dovrà essere attuato con lavoro costante e faticoso. Ma il governo sarà vicino a Gianni Chiodi in questo compito, cominciando dalle sue infrastrutture». In prima fila ci sono quelli che il Cavaliere definisce i «protagonisti» di tutta la campagna elettorale. Tra loro, Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo Pdl al Senato, che si è dato davvero in modo generoso, Mario Amicone (ex Udc); c'è anche Carlo Toto, patron di Airone, un uomo che ringrazio personalmente per il suo ruolo positivo nella vicenda Alitalia.
Giro di boa con i ringraziamenti e si torna alla dolente nota Antonio Di Pietro. Il capo del Governo tira fuori dalla tasca alcuni fogli, cominciando a snocciolare i sondaggi in suoi possesso: Chiodi «è 13 punti oltre il candidato del Pd». Sono dati chiari per il premier, che portano a considerare l'Abruzzo un laboratorio politico, un esempio positivo da seguire in tutte le altre elezioni regionali. Intanto il leader dell'Idv con una nota dà del «bugiardo» al premier e specifica che secondo i suoi sondaggi «Costantini (candidato Pd-Idv ndr) è 5 punti avanti al Pdl».

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Giancarla Rondinelli, inviata a Chieti

13/12/2008










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