Ieri, l'India ha rinfacciato in una nota ufficiale al governo pachistano «il fallimento nello sconfiggere il terrorismo che ha origine sul suo territorio» e gli ha chiesto «di agire con la massima fermezza contro gli elementi responsabili dell'oltraggio, chiunque essi siano». Il rischio è che questo sia solo un primo passo, e che, se non otterrà immediata soddisfazione, l'India possa procedere alla interruzione dei rapporti diplomatici o addirittura ordinare un blitz contro i campi di addestramento nel Kashmir del movimento islamista Lashkar - e - Toiba, che in base a tutti gli indizi sarebbe il responsabile dell'azione.
Una interruzione del processo di pace avviato nel 2004 e il conseguente ritorno al confronto militare tra i due Paesi di sette anni fa sarebbe un disastro per gli Stati Uniti, che puntano sulla riconciliazione tra i due Stati per fronteggiare meglio Al Qaeda e i suoi alleati e stabilizzare la regione. La prima conseguenza di uno scontro tra Islamabad e Nuova Delhi sarebbe infatti il trasferimento del nerbo dell'esercito pachistano dalla regione di confine con l'Afghanistan, dove già da varie settimane ha lanciato una offensiva contro i Talebani che vi si sono annidati, alla frontiera con l'India.
Il Pakistan nega di essere coinvolto nell'assalto e sostiene anzi - per bocca del suo primo ministro - che i due Paesi si trovano in realtà a combattere lo stesso nemico. Ma, mentre l'estraneità del governo Zardari ai fatti è quasi certa (e certificata, per quel che vale, da Washington), non altrettanto si può dire per l'Isi, il servizio segreto militare, che ha per lungo tempo fornito assistenza a Lashkar - e - Toiba e due mesi fa è stato ufficialmente accusato dagli americani di avere organizzato un attentato all'ambasciata indiana di Kabul. Inoltre, è stato accertato che gli assalitori sono stati addestrati per un anno in territorio pachistano, sono arrivati via mare da Karachi, che l'unico terrorista catturato vivo è un cittadino pachistano e che l'operazione è stata eterodiretta via telefono satellitare dal Paese vicino. Queste rivelazioni, enfatizzate dai media, hanno aumentato le pressioni su un governo già sotto accusa per non aver saputo evitare che un manipolo di disperati seminasse morte e caos nella capitale economica del Paese. Dopo le immediate dimissioni del ministro degli Interni Patil, ne sono seguite altre, ma con le elezioni politiche in programma per la primavera e l'opposizione nazionalista del Bjp scatenata, Singh potrebbe vedersi costretto a prendere iniziative più radicali; e se i pachistani si sentissero ingiustamente nel mirino, potrebbero reagire con altrettanta veemenza.
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02/12/2008