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Parola d'ordine «tirare la cinghia». È questa la via che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso della sua prima videochat dal sito di Montecitorio ha indicato ai cittadini per superare il difficile momento di crisi economica che il Paese sta attraversando.
«Invito» rivolto soprattutto alla classe imprenditoriale italiana. «In un momento così difficile - ha detto Fini - chiedo ai nostri imprenditori di non licenziare nessuno a meno che le condizioni siano disperate. In questa fase tutti devono avere la speranza di un avvenire migliore e coloro che hanno un lavoro devono mantenerlo».
Un tirare la cinghia che, sempre secondo il presidente della Camera, dovrà riguardare anche la classe politica. «Visto che la crisi economica impone sacrifici, ha proseguito Fini, anche nel bilancio 2009 della Camera dei deputati ci sarà un risparmio. Sarebbe incomprensibile se in una situazione del genere le Istituzioni spendessero senza avere il dovere di dare l'esempio».
Ma a tenere banco è ancora il piano anticrisi varato dal Consiglio dei ministri. Decreto che secondo la segreteria della Cgil «non rappresenta la svolta economica, sociale e fiscale necessaria. L'esame attento delle proposte del governo conferma che si tratta di un piano di interventi che non rappresenta la svolta economica, sociale e fiscale della quale il Paese ha bisogno. Quindi - conclude la nota del sindacato - di fronte a una crisi eccezionale occorrono risposte eccezionali. Per questo è stato confermato lo sciopero generale di venerdì 12 dicembre».
Intanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita ieri al centro di ricerca Elasis del gruppo Fiat di Pomigliano D'Arco, ha invece sottolineato come «i tagli della spesa pubblica non devono colpire tutti i settori in maniera generalizzata. Al di là dei singoli governi è una costante. Scegliamo di tagliare in modo più o meno uguale, con la conseguenza che rimangono cristallizzate le peggiori tendenze sedimentate nella spesa pubblica e nel bilancio dello Stato».
«Ingiuste» per il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scaloja le critiche al pacchetto di misure annunciate dal governo per il rilancio dell'economia italiana. Lo ha dichiarato a Parigi, a margine del seminario sulla sicurezza energetica dell'Ue, ricordando che oltre al decreto legge che prevede misure per famiglie e aziende sono in arrivo anche misure per il rilancio delle infrastrutture e per «rafforzare gli ammortizzatori sociali per la salvaguardia» dei più deboli.
Anche il ministro Ronchi - al termine della riunione del Consiglio competitività - ha respinto al mittente le critiche sul decreto, ribadendo come «le misure adottate dall'esecutivo per far fronte alla crisi rappresentino il massimo che si potesse fare date le condizioni economiche del Paese».
Detassazione dei redditi bassi delle tute blu, rilancio della produttività e dell'efficienza e sostegno alle piccole e medie imprese. Queste le iniziative da prendere, secondo il presidente del gruppo Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, per uscire dalla crisi economica creata «dall'ingordigia di banchieri e banche, soprattutto americane, negli ultimi anni».
Anche per il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, «le decisioni del governo vanno nella giusta direzione, ma servono più risorse per le famiglie, per le fasce deboli e per finanziare gli ammortizzatori sociali». Il leader degli industriali, inoltre, ha sottolineato anche la necessità di colmare il gap che ancora esiste tra Nord e Sud del Paese. «La crescita del Mezzogiorno - ha detto - deve avere le sue risorse e investirle bene. Risorse che non devono essere distolte e rimanare al Sud. Occorre, quindi, uno sforzo comune per rilanciare l'Italia».
Federico Lo Giudice
02/12/2008