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In teoria Tremonti poteva e doveva fare molto di più. Ma non è questo l'oggetto rilevante. Se Tremonti avesse potuto ridurre di più le tasse a famiglie ed imprese lo avrebbe fatto. Certamente non gli sfugge il rischio di essere imputato di reazione insufficiente alla crisi recessiva.
Per questo mi sembra più importante capire quale percezione di pericolo maggiore ne abbia limitato l'azione. Il problema è segnalato dal differenziale di prezzo tra i titoli di debito italiani e tedeschi, pur nella stessa moneta. Il mercato vuole un premio per acquistare i primi perché li valuta con rischio crescente di insolvenza prospettica. Il governo italiano, pertanto, ha la priorità di dimostrare la determinazione a ripagare, non aumentandolo, il debito complessivo. Serve, a breve, a ridurre il costo del nuovo indebitamento. In prospettiva, a evitare scommesse del mercato sull'insolvenza del debito italiano, cioè la vendita allo scoperto dei Bot. Se accadesse dovremmo abbandonare l'euro e tornare a una moneta nazionale, svalutata. Ma l'euro non resisterebbe all'uscita di una economia di grandi dimensioni come quella italiana e potrebbe saltare. Secondo me questo è il rischio prevalente che fa correre al governo altri rischi di consenso e di impoverimento dell'Italia. In articoli precedenti ho scritto che bisognerebbe imbavagliare chi propone di sfondare il deficit. Ma anche che entro i limiti del deficit «di sicurezza» c'era ancora spazio per detassazioni e stimoli.
Perché Tremonti non li ha usati? Un'ipotesi è che, trattandosi di riallocazione di spesa già decisa a fini di detassazione, avrebbe dovuto riaprire tutta la finanziaria non certo di poter controllare le richieste dei partiti. Comprensibile. Le previsioni di bilancio fatte nel luglio del 2008, poi, non scontavano la recessione e il calo del gettito fiscale. Significa che bisognerà reperire risorse aggiuntive in ogni caso, a breve. Pertanto qualunque fosse il calcolo corretto delle disponibilità, ora queste sono sostanzialmente ridotte. In fase di recessione andrebbero certamente tagliate le tasse, ma non possiamo licenziare i dipendenti pubblici per avere spazio di bilancio. Questo non c'è e dobbiamo ammettere che il governo ha fatto il possibile.
È una pessima notizia perché conferma che con questa montagna di debito addosso l'Italia non può andare da nessuna parte. Per difendere la credibilità dello Stato e l'euro dovremo accettare il rischio di impoverimento degli italiani. Sembra fuori luogo e solo pubblicitaria la critica dell'opposizione, tristemente ridicola la minaccia di sciopero da parte della Cgil. Ma va notato che una gran parte dell'opposizione stessa si rende conto dell'enormità del problema e tiene le polemiche solo al livello nominale, per esempio la rimarchevole prudenza critica di Eugenio Scalfari nel suo editoriale domenicale su Repubblica. Ci sono soluzioni a un problema così enorme? Tre: (a) quella distruttiva, di mollare l'euro e ridenominare il debito nazionale sovrano in moneta svalutata (e sovranamente stampabile); (b) vendere patrimonio per ridurre il debito; (c) ottenere dalla Ue una retrogaranzia specifica sul nostro debito. La terza sarebbe sacrosanta perché abbiamo mantenuto la sovranità sul debito cedendola all'Europa sui mezzi per ripagarlo. Follia. Ma non ce lo concederanno. Mario Monti sul Corsera ha invocato, giustamente, una Germania più coraggiosa nel fare da locomotiva europea, ma avrebbe dovuto aggiungere che il nostro principale problema europeo è quello di ottenere sostegno comunitario per gestire e ridurre il peso del debito. L'operazione patrimonio/debito è infattibile in questo tipo di crisi, ma andrebbe preparata per il futuro. Il ritorno alla lira è, al momento, inaccettabile. Resteremo bloccati in un lento impoverimento? Forse no. La riduzione dell'inflazione e dei tassi comporterà un taglio dei costi per le famiglie, nel 2009, di circa 2.000 euri annui, forse più. Equivarrà ad una detassazione di circa il 10% per i redditi medio/bassi. Le misure adottate dal governo combinate con la disinflazione potrebbero avere un effetto stimolativo e di tenuta superiore a quello che si pensa oggi. Altri costi potrebbero scendere nella dinamica di crisi permettendo di meglio contrastarla. Non siamo ancora così a terra, il governo fa quello che può e nemmeno tanto male. Ma ricordiamoci che per risolvere il problema del debito dovremo trovare una soluzione straordinaria di unità nazionale.
Carlo Pelanda
01/12/2008