| POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
Nei commenti alla sciagura di Rivoli pochi paiono aver compreso come dietro a tale vicenda ci sia un Paese che sta cadendo a pezzi, sbriciolandosi in senso letterale, non già perché lo Stato "non spende a sufficienza", ma perché avviene esattamente il contrario.
Come già era facile constatare nei decenni scorsi (e con un'intensità ancora maggiore) nella Russia sovietica, i palazzi di quella parte di mondo che è sotto il controllo pubblico sono quasi destinati a disintegrarsi perché - come già insegnava Aristotele - "di quanto è di tutti nessuno si prende cura", e perché è tipico dello Stato lasciar decadere ogni cosa. Il socialismo sopravvive dissipando le ricchezze create dal mercato capitalistico, e in questo senso l'Italia non fa eccezione.
C'è perfino di peggio. Un tempo le comunità locali consideravano come "loro" le scuole in cui i bambini passano tante giornate: e si comportavano di conseguenza. Proprio in questi giorni un amico mi ha ricordato come nel suo villaggio, in Friuli, circa mezzo secolo fa l'edificio delle scuole elementari fu costruito dall'intera comunità, che dedicò i giorni di festa a far crescere le aule in cui i figli avrebbero poi potuto comodamente studiare.
Invece che chiedere più spesa pubblica, più funzionari e il trionfo di una logica che ha prodotto esiti tanto catastrofici, bisognerebbe riscoprire il senso della libera responsabilità che ognuno di noi deve avvertire di fronte agli altri.
Bisogna insomma rimboccarsi le maniche e chiedere che le scuole siano sottratte allo Stato e ridate alla società. L'Italia è spesso un Paese gradevole e ospitale, con attività che funzionano assai bene e si fanno apprezzare ovunque. Ma raramente troviamo tutto ciò nel settore pubblico (dove invece manifestiamo il peggio di noi) ed è per questo che bisognerebbe fare uscire i nostri bambini da realtà tanto squallide e malgestite.
In un suo straordinario pamphlet (I misfatti dell'istruzione pubblica), un grande intellettuale come Denis de Rougemont pose l'accento su quanto sia assurdo affidare i bambini ad ambienti dominati da circolari burocratiche e altre astruserie. A chi si affaccia al mondo bisognerebbe offrire qualcosa di meglio che realtà desolate, sporche, abbandonate a loro stesse.
È del tutto evidente che quella di Rivoli è, almeno in parte, una fatalità. Ma è pur vero che mentre le istituzioni di istruzione privata sono costantemente sotto il tiro di verifiche e controlli, lo Stato pare spesso aver abbandonato la speranza stessa di verificare il rispetto delle norme da parte dei propri apparati: anche perché non è possibile chiudere questure e ospedali.
C'è allora bisogno che la società civile (imprese, comunità religiose, fondazioni, ecc.) si faccia avanti e offra un futuro diverso ai bambini di domani. Ma perché questo avvenga è bene che lo Stato restituisca a noi e alla nostra responsabilità la gestione e la cura di realtà troppo importanti perché siano lasciate nelle mani di politici e burocrati.
Carlo Lottieri
27/11/2008