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Perché è la notizia più sconvolgente. E perché è la notizia così grande che non sta da nessuna parte. E perché fa tremare. E se è vero, tutto, tutto cambia.
Più che la notizia dei crolli e delle risalite di borse. Una notizia incredibile che nell'ultimo anno ha prodotto una media di due libri al mese. Più che se dicessero che il Colosseo si è trasformato in un grande piatto di fettuccine. Più che se dicessero che Bin Laden è Bush hanno fatto colazione insieme. Di più grande. Gesù Cristo è una notizia. Una buona notizia. Ha cominciato a girare così nei mercati, nelle bettole, nei bar, e nelle stanze dei potenti: c'è un tizio che parla con autorevolezza ed è buono con tutti, e dice d'essere Dio.
È morto come un cane - tutti si muore un po' così - ma è risorto. La più incredibile buona notizia che sia mai stata data. Dio non è più lontano, perso nei cieli e nei nostri pensieri. Si è fatto vicino al cuore di tutti come un bambino. E come un amico. Se è vero che Dio si è fatto uomo, davvero tutto cambia. Se è vero che si è fatto carne - e non diventando un semidio - allora significa che la carne non è cosa da disprezzare, da buttar via, e che non è destinata solo a crepare e a dissiparsi.
«Dammi un segno» diceva, come dicono tutti gli uomini, un grande poeta del Novecento, il Nobel C. Milosz. E aggiungeva: «Desta dunque un uomo, in qualche parte della terra / non me, perché ho comunque il senso della decenza/ così che guardandolo io possa ammirare Te». Il dio supplicato e cercato, il Dio bestemmiato e vilipeso, ha preso volto umano. Un volto, come scrisse genialmente Pasolini mentre cercava l'attore per il Gesù del suo Vangelo di Matteo, che «sia strumento di un lavoro/ non del tutto perduto in un puro intuire in solitudine». Gli uomini hanno sempre intuito Dio.
Ma un Dio che non diviene "lavoro" dentro la pena e l'amore, "lavoro" della speranza. Il Dio fatto carne e sangue, che ha madre carnale e che cammina con i suoi amici, il Dio che piange l'amico morto e si commuove per la puttana e per i bambini, ecco, questo Dio è un avvenimento. La notizia lascia perplessi gli scettici, i presuntuosi del loro potere, politico, religioso o danaroso che sia. I semplici invece lo cercano. Perché nei semplici la domanda di conoscere Dio è una ferita sempre aperta. È nei semplici che la mendicanza di Dio non cessa. Lo diceva don Giussani, grande prete e grande educatore laico del nostro tempo: Cristo è una risposta al cuore umano.
Con Gesù si è per così dire invertito il "meccanismo centrale" del mondo, come diceva Charles Péguy. L'avvenimento di Cristo ha messo Dio nelle mani dell'uomo. Dio si è affidato agli uomini, e non più solo il contrario. Ogni ragionare sul cristianesimo che non si centri su questo fatto è fuorviante, fazioso, in fondo stupido. Come uno che per capire il gioco del calcio si appuntasse sul colore delle bandierine del calcio d'angolo. È quello che accade quando sui media si parla di cristianesimo e di Chiesa come se fossero faccende morali, o filosofiche o politiche.
Non esiste il cristianesimo, esistono persone che, come lo Starets di Solov'ev ripetono: quel che abbiamo di più caro è Cristo. Perché questo legame con lui rende cara l'esistenza, pur tra drammi e tradimenti. La presenza di Gesù, la sua mendicanza dell'attenzione degli uomini, i segni dei suoi grandi miracoli attuali, continuano a inquietare e incuriosire. La conoscenza di Gesù fa dire a tanti come a sant'Agostino: da quando ne ho gustato la presenza, ne ho sempre più fame.
Gesù Cristo è una presenza che attrae, e di cui si ha sempre più fame. Uomini che lo hanno conosciuto, santi o peccatori, lo testimoniano e ne sanno parlare come di una cosa che li attrae. Gli altri, le persone perbene, i sapienti, i potenti ne parlano con rispetto magari o con sussiego. Ma non lo cercano.
25/11/2008