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Strage di Erba, la difesa

"Olindo e Rosa innocenti. L'omicida fuggì dai tetti"

Non è un viaggio nell'orrore, piuttosto un viaggio nell'errore. L'avvocato Enzo Pacia l'ha definita così, evocando l'«attacco» ad effetto della requisitoria del pm, la sua lunga arringa in difesa dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi imputati per la strage di Erba.

Olindo Romano e Rosa Bazz Prima di tutto la necessità del processo. Altro che rito abbreviato: secondo il legale sarebbe servito solo a spedire senza tanti complimenti all'ergastolo i suoi assistiti che tra l'altro «l'isolamento diurno lo stanno scontando da due anni». Poi, inizia ad elencare, appunto, gli «errori grossolani» e le «enormi ombre» del processo e delle indagini definite «assolutamente dilettantesche».

A cominciare dal fatto che non è mai stato usato il luminol subito sull'auto degli indagati o non aver mai trovato del sangue sull'uscio della loro porta. Troppo ridotti, poi secondo la difesa, i tempi per consentire alla coppia di cambiarsi e lasciare la corte di via Diaz senza essere notati. «Hanno gridato vergogna e vergogna, ora, lo gridiamo noi» ha aggiunto Pacia nella sua appassionata arringa che ha fatto scoppiare in lacrime la signora Bazzi preciamsente quando il legale tratteggiandone la personalità l'ha definita «una ragazzina debole» rimarcando ancora una volta la necessità di disporre una perizia psichiatrica.


Alla fine l'avvocato ha chiesto per i coniugi l'assoluzione e in subordine la perizia psichiatrica «perchè ci sono tutti gli elementi per dimostrare l'innocenza degli assistiti e in caso contrario per chiedere una perizia psichiatrica per stabilire se erano in grado di intendere e volere al momento della strage». Del resto non sono forse persone gravemente disturbate? «Nessuno a fronte dell'ergastolo avrebbe chiesto una cella matrimoniale. La loro è un'idea delirante». per non parlare dei problemi di tipo paranoico di Olindo e Rosa, una donna «completamente staccata dal mondo» capace di inventarsi lo stupro subito da Azouz Marzouk, marito e padre di due delle quattro vittime. E poi i «vuoti di memoria e la volontà suicida di Olindo».

Altro punto oscuro sono le confessioni «un racconto inverosimile ed estorto». Una coppia facilmente «esposta alla suggestione» che pur di restare insieme decide di confessare, sostiene la difesa, perchè quello è il «minore dei mali». In particolare la bazzi: «Rosa arriva a confessare perchè il suo terrore è che possano far del male al suo Olindo - spiega - La stranezza della sua debolezza psichica le fa temere che in quei momenti Olindo possa essere sottoposto addirittura a una tortura per farlo confessare».


Inoltre la Corte deve convocare anche un avvocato che, stando ad un articolo della Provincia di Como del 16 dicembre 2006, avrebbe visto Valeria Cherubini, una delle quattro vittime nella vicina piazza del mercato alle 20.16. In un orario, quindi, incompatibile con il fatto che siano stati Olindo Romano e Rosa Bazzi a macchiarsi dell'eccidio.


Sulla ricostruzione degli omicidi s'è soffermato un altro legale, Fabio Schembri secondo il quale Valeria Cherubini sarebbe stata finita mentre erano già in atto i primissimi soccorsi. «Testimoni - ha ricordato il legale - ci hanno spiegato di aver udito proprio durante i soccorsi le grida di aiuto di una voce femminile. Questo vuol dire che l'assassino stava finendo la sua opera in quegli istanti». L'omicida, secondo la tesi difensiva, sarebbe fuggito in quegli istanti attraverso i tetti.

La macchia di sangue trovata sul battitacco della Seat Arosa di Olindo Romano e attribuita a Valeria Cherubini sarebbe finita lì in modo del tutto casuale. Schembri è tornato pure sulla testimonianza di Mario Frigerio, l'unico sopravvissuto all'eccidio che è diventato il principale teste dell'accusa. In particolare sull'interrogatorio di Frigerio del 15 dicembre 2006, quattro giorni dopo la strage e ha sostenuto che l'uomo, in quella circostanza, non disse il nome di Olindo Romano come il suo aggressore. «Frigerio è attendibile, attendibilissimo - ha detto Schembri -. È il nostro teste a discarico. In quell'occasione, parlando del suo aggressore, disse: Non lo conosco, non è di qui».

«La dinamica dei fatti è sempre la stessa - ha proseguito Schembri - cambia solo il personaggio. Prima è uno sconosciuto, poi diventa Olindo Romano». La sentenza Domani i giudici della Corte d'assise presieduta da Alessandro Bianchi dovranno emettere la sentenza. Il pm Massimo Astori ha chiesto, nella sua requisitoria, l'ergastolo e l'isolamento diurno per 3 anni.

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Natalia Poggi

25/11/2008










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