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La triste vicenda di Eluana Englaro si sta avviando ad una ...

La triste vicenda di Eluana Englaro si sta avviando ad una conclusione infelice. L'interruzione di nutrizione e idratazione parenterale della ragazza in stato di coma vegetativo da vari anni, ne causerà lo spegnimento per fame e sete.
In una storia come questa, del resto, non esiste lieto fine, e certo non lo sarà la sua morte.

Anche se si compisse, come auspicabile, la scelta della vita e la ragazza proseguisse in questa esistenza minimale, il caso umano rimarrebbe tra i più dolorosi. In ogni modo, si deve cercare di comprendere e rispettare anche il dolore della famiglia Englaro, pur di fronte a una scelta non condivisibile, una scelta definitiva che ha il sapore della disperazione, della suprema sconfitta. È però vero che, in qualche modo, la vicenda ormai non riguarda soltanto la famiglia Englaro; è ormai in gioco una questione etica di significato generale. La storia di Eluana, più che diventare l'ennesimo caso esemplare, deve richiamare l'attenzione sul problema, avendo evidenziato chiaramente una carenza legislativa. Potrebbe quindi essere opportuno varare rapidamente una legge che chiarisca definitivamente la differenza, che non sembra chiara all'opinione pubblica, tra accanimento terapeutico e alimentazione e idratazione parenterale. Quindi, tra sospensione dell'accanimento terapeutico, e, invece, l'eutanasia in tutte le sue varie forme. Sono cose molto diverse, ma certa informazione tende a confonderle. L'accanimento terapeutico è ritenuto da evitarsi sia dalla dottrina della Chiesa che dall'Ordine dei medici. L'eutanasia è ben altro; e si deve avere il coraggio di dire, spiegare, far capire come sia pericoloso aprire a un tipo di eutanasia, perché si rischia di facilitare a forme ancora più estreme della stessa. Il monito del Santo Padre di qualche giorno fa, riferito generalmente al tema dell'eutanasia, fa paventare il rischio di un possibile futuro in cui gli sfortunati in coma potrebbero essere considerati nulla più che "cadaveri caldi" usati come "banca" di organi. Per ottenere una legge "chiarificatrice" servirà un clima disteso; di fronte a questioni che riguardano l'intima sfera della coscienza di ognuno, non è il caso di perdersi in sterili opposizioni ideologiche o di appartenenza.
E proprio pochi giorni fa abbiamo avuto la riprova che sulle questioni fondamentali, che vanno al di sopra della contingenza della politica, un accordo è possibile: una dichiarazione contro la vergognosa persecuzione dei cristiani di ogni confessione in atto in India è stata approvata con la totalità dei voti del Parlamento. Con le necessarie attenzioni la Chiesa continuerà a compiere il suo dovere, quello di annunciare la Parola di Dio sulla sacralità della vita. Il cristiano, pur nell'umano rispetto per quel dolore che conduce a scelte che egli sa essere sbagliate, continuerà ad affermare che la Parola di Dio è Parola di vita, e che l'espressione "eutanasia" - ovvero "morte indolore" - non è che un tragico ossimoro da non accettare neanche in casi disperati; essa va sostituita con la parola "eubiosia", la "buona vita", ovvero l'aiuto costante a chi ha una qualità della vita deteriorata affinché egli possa vivere nel modo meno doloroso e più dignitoso possibile i suoi ultimi momenti.
*Vescovo emerito
di Civitavecchia-Tarquinia

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23/11/2008










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