La manifestazione clinica immediata è purtroppo il decesso. L'embolia polmonare è, infatti, la causa principale di gravi problemi in ospedale e pesa per circa il 10% sulle scomparse totali nelle strutture ospedaliere. Un bravo medico può arrivare a diagnosticare la patologia in circa la metà dei pazienti. I fattori di rischio sono numerosi ma pochi sanno, ad esempio, che tra questi ci sono anche l'età avanzata, l'immobilizzazione prolungata e gli interventi di chirurgia ortopedica. Tra le donne un problema a parte è costituito dall'uso di contraccettivi orali o dalla terapia sostitutiva ormonale in menopausa. In generale presentano pesanti rischi anche alcune infezioni e condizioni mediche croniche come ictus, ipertensione e soprattutto obesità. «La trombosi venosa profonda e l'embolia polmonare si verificano quando il meccanismo della coagulazione viene attivato in maniera impropria all'interno di vasi sanguigni integri - spiega il Prof. Pier Mannuccio Mannucci, docente dell'Università Statale di Milano - Si formano così dei coaguli che possono portare all'ostruzione dei vasi.
Le terapie anticoagulanti attualmente disponibili hanno dimostrato di essere efficaci, ma spesso presentano limiti che ne riducono l'utilizzo e l'accettabilità da parte di medici e pazienti». Le scomparse riferite al tromboembolismo venoso sono, purtroppo, circa 480.000 l'anno, di cui 34.450 (il 7%) diagnosticate e trattate come trombo embolia venosa, 163.050 (il 34%) causate da un'embolia polmonare improvvisa e fatale e 281.000 (il 59%) determinate dalle altre forme di embolia polmonare. Si stima che il tromboembolismo venoso sia la terza causa più comune di disordine cardiovascolare dopo le malattie ischemiche del cuore e l'ictus e, soprattutto, costituisce, nonostante tutti gli sforzi, la causa prevedibile più comune di decesso in ospedale. Per dare un'idea della gravità clinica dell'embolia polmonare, basta ricordare che uno studio recente dimostra che la cifra totale degli esiti di questa patologia è più alta di quella da tumori della mammella e della prostata, da Aids e da incidenti del traffico sommati insieme. Purtroppo la chirurgia ortopedica rappresenta un grave fattore di rischio per le forme tromboemboliche che appaiono in media 9,7 giorni dopo la sostituzione del ginocchio e 21,5 giorni dopo la sostituzione dell'anca. I farmaci anticoagulanti usati fino ad oggi per la prevenzione, pur essendo ottimi, riducono in modo efficace il rischio, ma non lo annullano.
Tra questi le eparine, le eparine a basso peso molecolare, i fondaparinux e gli anticoagulanti orali come il warfarin. Oggi, però, con dabigatran etexilato, una nuova molecola a somministrazione orale, si ha una vera e propria rivoluzione terapeutica perché i malati possono continuare a casa, senza problemi, il trattamento anticoagulante. Fino a qualche tempo addietro, gli anziani sottoposti a intervento dovevano ricorrere all'aiuto di infermieri a domicilio per le iniezioni di eparina. Con dabigatran, disponibile in compresse, molti problemi legati all'iniezione sono, invece, risolti.
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21/11/2008