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Medio Oriente, il retroscena

Al Zawahiri vuole prendere il posto di Bin Laden

Spaccatura al vertice di Al Qaeda. Quello che i servizi segreti occidentali sospettavano da tempo si è manifestato con l'ultimo messaggio audio del numero 2 di Al Qaeda, rompe gli indugi e attacca frontalmente la leadership di Osama Bin Laden.

Lo pungola sulle scelte da fare nel futuro immediato.
Dopo giorni di silenzio dalle elezioni americane, la prima uscita del vertice dell'organizzazione è sfruttata per regolare i conti interni. E questa è una delle sorprese che emergono dall'analisi dell'audio-messaggio di Zawahiri diffuso sui siti jihadisti. Il discorso intitolato «la nostra risposta alla vittoria di Obama» e dedicato in gran parte al passaggio di consegne alla Casa Bianca, con pesanti moniti a Barack Obama. Ma Zawahiri si rivolge direttamente anche «allo sceicco Osama Bin Laden». L'uomo che la Cia definì «il cervello dietro Bin Laden» annuncia il ritiro delle forze straniere «dalle terre dei musulmani, la fine delle ruberie dei nostri tesori e della loro interferenza nei nostri affari». A questo punto Zawahiri si rivolge proprio a Bin Laden «ora scegli tu cosa vuoi fare ed assumiti le conseguenze delle tue scelte: come tu giudichi così verrai giudicato». Frasi che fanno emergere differenti idee sul come continuare la Guerra santa contro i «crociati» ma in particolare contro gli Stati Uniti.
Da tempo il medico egiziano già leader della Jamaa Islamiya e divenuto il vice dello sceicco di Al Qaeda aveva mostrato la volontà di prendere la guida dell'organizzazione. Le sue frequenti apparizioni, anche se attraverso videomessaggi, l'ultimo è stato l'8 settembre scorso, dimostravano come Ayman al Zawahiri volesse prendere tutto il potere. Approfittando anche della scelta fatta da Osama, per motivi di sicurezza, di rimanere nascosto. Una scelta causata dalla nuova strategia americana di intensificare gli attacchi e l'uso degli aerei spia nelle zone tribali al confine tra Afghanistan e Pakistan, che di fatto ha spento la voce dello sceicco del terrore. Sono due anni che non si fa vivo in alcun modo. Osama è così tagliato fuori dalla gestione di Al Qaeda, concentrato «negli sforzi per garantire la sua stessa sopravvivenza e la sua sicurezza».
Le parole di Zawahiri di fatto confermano l'analisi fatta dal direttore della Cia, Michael Hayden: «Osama Bin Laden è ormai un leader in pensione, tagliato fuori dalle operazioni quotidiane dell'organizzazione di cui, solo nominalmente, è a capo». Questo non vuol dire che la sua cattura non resti una priorità per gli Stati Uniti. Cattura che sarebbe un grosso colpo al movimento jihadista mondiale con un impatto significativo sui suoi sostenitori e appartenenti. E paradossalmente le energie che Osama spende per la sua sopravvivenza, alla propria sicurezza personale sono sfruttate dai suoi vice per estrometterlo dal vertice. Un golpe sotterraneo che si è andato via via realizzando e che oggi con il messaggio di Ayman al Zawahiri sembra prendere forma. Del resto il mondo jihadista da tempo è attraversato da una forte crisi sulle modalità stesse della Guerra santa. Così «il cervello» di Al Qaeda vuole togliere lo scettro al «simbolo» e rilanciare quella Jihad che persino Sayed Abdul Aziz al Sharif, uno degli ideologi dell'estremismo, hanno ripudiato. Complice di Zawahiri nell'attentato a Sadat nel 1981, Sayed, dal carcere egiziano dove è detenuto, nei giorni scorsi ha accusato il numero due di Al Qaeda di aver strumentalizzato i giovani del suo paese mandandoli a morire in nome del Jihad. E oggi Zawahiri risponde anche a lui cercando di estromettere proprio il capo supremo della Guerra santa.

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Maurizio Piccirilli

20/11/2008










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