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Mentre nel primo pomeriggio i pirati somali si impadronivano dell'ennesimo cargo nel Golfo di Aden, l'enorme superpetroliera saudita sequestrata oltre 1.000 km a sud-est sabato scorso si era da poco ormeggiata al largo del porto di Harardere, nel Puntland, che con Eyl ed Hobyo, poco più a nord, è un covo storico della pirateria somala.
Ma l'imponente Sirius Star - questo il nome del supertanker lungo 330 metri, con una stazza di 318.000 tonnellate ed un carico di circa due milioni di barili di greggio che valgono oltre 100 milioni di dollari (la petroliera, varata appena nell'aprile scorso, di milioni ne vale almeno 150) - non può ormeggiare in nessun porto. Resterà al largo, con i suoi 25 uomini d'equipaggio (britannici, croati, polacchi, lo è anche il capitano, sauditi e filippini) e chissà quanti pirati, mentre si avvieranno lunghe e certamente complicate trattative. Stavolta non si discuterà di un paio di milioni di dollari di riscatto, come per i cargo normali, ma di parecchie decine.
Se, peraltro, il problema del riscatto è certamente di grande rilievo, il vero nodo è che il sequestro della Sirius Star sconvolge completamente i piani di lotta alla pirateria somala approntati dalla Nato, già operante in zona, dall'Ue, le cui navi da guerra dovrebbero giungere in dicembre, e dalla quinta fotta Usa, di stanza nell'area.
L'attacco è avvenuto, infatti, completamente al di fuori dell'area dove sono previsti gli interventi: Golfo di Aden, acque somale e acque settentrionali del Kenya. Il sequestro della superpetroliera invece è stato effettuato a più di 800 km. a sud-est di Mombasa (Kenya), in acque che distano oltre 1.000 km dalle zone operative dei militari antipirateria. La Sirius Star stava puntando verso il Capo di Buona Speranza per doppiarlo e raggiungere di lì gli Usa, evitando - malgrado i costi enormemente superiori - le acque pericolose che avrebbe dovuto percorrere per raggiungere il canale di Suez.
19/11/2008