Da un secolo e un anno, cioè da quando Sir Robert Baden-Powell decise che "il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri" e fondò quindi il movimento, gli scout sono nelle strade delle nostre città e animano i nostri paesi e le nostre campagne. Il fenomeno del guidismo è infatti in costante ascesa, perché per molti genitori affidare i propri figli ai principi scout continua a rappresentare un approdo sicuro per garantire la crescita spirituale, culturale e materiale del ragazzo. E così oggi nel mondo esistono oltre 530 associazioni scout, che riuniscono 45 milioni di guide in 200 Paesi o territori diversi. Presenti pressochè in ogni parte della terra, se tutti gli scout si riunissero potrebbero perciò abitare un'intera nazione moderna, segno inequivocabile di un successo senza eguali per capillarità e popolarità. Qui da noi sono in 230mila, organizzati in almeno 35 associazioni, la più importante delle quali è l'Agesci, l'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani: quasi 178mila soci nel 2008, con 1960 gruppi censiti e 32370 capi. Tutti volontari, perché lo scoutismo è appunto impegno gratuito, passione, investimento del proprio tempo per realizzare una crescita interiore. "Si resta scout tutta la vita - spiega infatti Giuliana, quarant'anni, associata da 30 - e la vita cambia se si è scout". Ha conosciuto il movimento in parrocchia, perché la matrice degli scout è in senso generale cristiana, così come ispirati al cristianesimo sono i principi del movimento. Tanto che, soprattutto in Italia, praticamente ogni gruppo scout è collegato alla attività di una comunità di fedeli.
Ed è lì, in Chiesa, che si ha occasione di conoscere gli scout e si può perciò decidere di diventare lupetti, se si è maschi, o coccinelle nel caso delle bambine. Si tratta del primo passo nel cammino del guidismo e si compie a 8 anni: dopo un periodo per così dire di prova in cui viene esaminata la sua reale intenzione di accedere al mondo scout, il ragazzo o la ragazza possono pronunciare la celebre Promessa: "Con l'aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese, di agire sempre con disinteresse e lealtà, per aiutare gli altri in ogni circostanza e per osservare la Legge scout". Direttamente legata alla promessa è dunque la Legge. Come ha chiarito lo stesso Baden-Powell, "essa comprende dieci articoli, che sono redatti in forma positiva, mentre non c'è nessuna legge negativa. La legge positiva significa, in sostanza, rendere servizio; tutti i suoi articoli conducono al servizio della comunità e del proprio Paese". Questa legge, che contiene le norme di comportamento seguite dagli scout di tutto il mondo, è perciò espressa evitando accuratamente di trasformare in divieto o ferrea imposizione quelli che sono soltanto articoli di correttezza: fedeltà, fiducia, altruismo, cortesia, amicizia, gioia, pulizia. Fino a concretizzarsi in un vero e proprio "metodo", fondato sui quattro punti di Baden-Powell: carattere, sviluppo della abilità manuale, salute e forza fisica, servizio del prossimo.
A 12 anni si è pronti per il secondo passo, cioè diventare esploratori o guide. Poi a 17 anni si ricopre il ruolo di rover o scorte e infine, a 21 anni, c'è il termine della fase educativa: il giovane ha concluso il periodo di crescita e deve decidere se restare nel mondo scout in forma di dono del proprio servizio educativo, entrando così nella comunità dei capi. Nella stragrande maggioranza dei casi va proprio così: la vita prosegue, ognuno di questi uomini e donne compie il suo dovere di cittadino esercitando una professione e accudendo la sua famiglia ma, intanto, partecipa ai campi, organizza le escursioni, gestisce l'ingresso e l'educazione dei piccoli nuovi arrivati. Perché non è uno scherzo: scout si resta davvero tutta la vita.
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18/11/2008