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Oltre l'uno per cento dei rifiuti che quotidianamente raggiungono le discariche o gli inceneritori è composto da prodotti di filiera agroalimentare. Cibo che non tocca nemmeno lontanamente le tavole degli italiani e soprattutto costa allo Stato per essere smaltito più di un miliardo di euro.
Un dato che preoccupa fortemente Paolo Russo, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera, e che lo sta costringendo a ricercare una soluzione a quello che sembra essere un vero insulto a quanti, anche in Italia, non riescono a sfamarsi.
Professore, Le sembra una cosa eticamente accettabile che si spendano montagne di euro per distruggere del cibo commestibile?
«Ogni volta che ci penso inorridisco. Pensare a quintali di cibo che ogni giorno prendono la strada della discarica già dai campi mi mette in una situazione di estrema difficoltà. Stiamo giocando ad un gioco molto pericoloso»
Un gioco? Sicuramente un gioco poco divertente!
«Si ed estremamente demenziale. In Italia produciamo ciò che non serve. Investiamo quindi per poi distruggere. Se una parte del milione di euro li investissimo per rendere più performante la filiera otterremmo risultati decisamente più costruttivi».
Vuole forse dire che oltre a non spendere per distruggere cibo potremmo costruire un nuovo modo di produzione?
«Ma certo. Se riuscissimo a portare sul mercato una maggiore quantità di derrate alimentari vedremmo immediatamente i prezzi calare a picco e così si renderebbe il cibo più accessibile a tutti. Poi, se questo non fosse possibile, perchè non puntare sui dei banchi della solidarietà e donare ai bisognosi qualcosa di cui sfamarsi?».
Un progetto molto ambizioso. Ci arriveremo mai?
«In commissione stiamo lavorando bene per avere nel più breve tempo possibile una strategia per arginare il problema».
Cosa state facendo concretamente?
«Stiamo approfondendo questo dato. Siamo partiti conducendo un'indagine conoscitiva dei prezzi partendo dal campo per arrivare a quelli che troviamo esposti sul banco della grande distribuzione. Il risultato ha sottolineato come lungo la filiera produttiva i prodotti subissero dei cali di tensione che andavano inevitabilemente a incrementare lo scarto».
Quindi?
«L'idea è quella di mettere in campo un progetto, da concordare con il ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia, che miri ad ottenere un maggior incremento della prodotto al consumo e una conseguente diminuzione dei rifiuti. Se poi si crea un surplus, che questo venga destinato ad un progetto di interesse sociale. Pensi che martedì ho partecipato al "Tavolo di Roma". Un gruppo costituito da esperti e studiosi internazionali che intende offrire soluzioni scientifiche alla gestione dei rifiuti e delle risorse. Le assicuro che quanto è emerso non si discosta molto da quanto le ho detto prima».
A proposito di rifiuti, ha sentito che l'inaugurazione prevista per il gassificatore di Malagrotta è stata rinviata perchè il sindaco di Roma Alemanno «vuole vederci chiaro»?
«Guardi a mio avviso bisogna porsi in modo non ideologico ad affrontare questo tema. Io sono contro le barricate sostenute dai partiti. In giappone si costruiscono impianti di incenerimento con tecnologie modernissime, negli Stati Uniti preferiscono le discariche».
Chi è allora nel giusto?
«Entrambi, la risposta non è in una sola soluzione. Dico solo una cosa: se conteggiassimo quell'1% di rifiuti provenienti dalla filiera agroalimentare per 10 anni riempiremmo 3 discariche come quella di Malagrotta. Se riuscissimo ad evitarlo, pensi che risparmio».
Alessandro Bertasi
13/11/2008