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Casa Bianca, Bush dà il benvenuto a Obama

Laura Bush mostra le camere da letto alla nuova first lady mentre il marito cerca di essere il più simpatico possibile nelle vesti di affittuario premuroso, pronto a spiegare tutto, magari anche qualche «trucchetto» di quella enorme casa. Bianca.

Barack Obama e George W. Bush È il clima che a tratti si è respirato ieri a Washington col presidente uscente George W. Bush a dare il benvenuto alla Casa Bianca al suo successore, Barack Obama, l'uomo che non ha perduto occasione per sottolineare il «fallimento» delle sue politiche per due lunghi anni.


Da quelle parti, però, si dimentica in fretta e la retorica elettorale è già seppellita dalla gravità dei problemi che l'America deve affrontare: così il primo incontro a quattr'occhi nello Studio Ovale tra i due presidenti (Barack sarà «operativo» dal 20 gennaio) è stato, rispetto alla tradizione, volutamente anticipato. E proprio Bush aveva isistito affinché la prima visita di Obama alla Casa Bianca avvenisse prima possibile per discutere, oltre alla delicata procedura di transizione tra le due squadre, anche le urgenti questioni della crisi economica e delle guerre in corso: in Iraq, in Afghanistan e contro il terrorismo. Tra l'altro George W. aveva avuto modo di sottolineare che, negli ultimi quattro decenni, è questa la prima volta che il passaggio di consegne avviene in tempo di guerra.
Alla Casa Bianca Barack Obama c'era stato almeno altre sette volte, ma quella di ieri è stata per lui la prima visita allo Studio Ovale, il luogo che sarà per i prossimi quattro anni il suo ufficio.


Il neo-presidente è giunto alla Casa Bianca insieme con Michelle, condotta da Laura Bush a un tour della residenza privata dei presidenti, al piano superiore, compresa la visita delle camere da letto della coppia Obama e delle stanze riservate alle due bambine - Malia di 10 anni e Sasha di 7 anni - che ieri sono andate regolarmente a scuola, a Chicago.


Il presidente uscente si è impegnato a tenere il suo successore costantemente informato sulle decisioni più importanti che devono essere prese, a cominciare dal vertice economico della prossima settimana, il G20, in programma a Washington e dedicato alla risposta da dare alla crisi che ha colpito i mercati finanziarie le economie di tutto il pianeta.


Alla domanda se il «veleno» della campagna elettorale, in particolare le accuse di Obama a Bush («Il mondo trarrà un sospiro di sollievo quando Bush lascerà la Casa Bianca», aveva detto più volte l'allora candidato democratico nei suoi comizi) di essere responsabile di gran parte dei mali dell'America, con scelte politiche sbagliate, potesse avere lasciato qualche strascico nei rapporti tra i due, la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino ha ammesso che «qualche volta è stato duro per noi lasciare gli attacchi senza risposta». Ma il presidente Bush è impegnato in dure campagne elettorali fin dagli anni '60 - ha aggiunto la Perino - e sa perfettamente quali sono, in queste battaglie elettorali, le regole del gioco».
 

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Marino Collacciani

11/11/2008










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