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il commento

Obama e la voglia italiana di presidenzialismo

Il grande coinvolgimento del popolo italiano alla sfida tra Obama e McCain è sintomo di una grande voglia di partecipare alla scelta dei vertici dello Stato.

Obama Milioni di italiani sono stati incollati alla tv a seguire i dibattiti e hanno atteso tutta la notte nei cinema e nelle piazze i risultati. Si sono mobilitati addirittura i leader nazionali e i circoli all'estero. La gente ha dimostrato, come in occasione delle presidenziali francesi, di voler essere resa partecipe della vita della democrazia. Tutto ciò dà legittimazione anche in Italia a un modello presidenziale con l'elezione diretta del Capo dello Stato. Il tema del presidenzialismo è sempre stato per il centrodestra e, in particolare, per Alleanza Nazionale un argomento cardine, al punto da essere il primo impegno concreto nel programma elettorale delle politiche del 1996 e protagonista della campagna di Fini «Chiari e coerenti per il presidenzialismo».


La competizione americana si è caratterizzata anche per l'interesse del presidente ad avere un contatto diretto con gli elettori. Ed è questo rapporto diretto che il sistema italiano dovrebbe riscoprire. Quando parliamo di crisi di consensi e di quella sfiducia che ha permesso ai movimenti di protesta demagogica o di antipolitica di ritagliarsi una propria fetta importante di elettorato, dobbiamo pensare anche a come rendere il più possibile partecipe l'elettorato. Magari cambiando le regole del gioco e permettendo ai giovani, alla società civile, agli imprenditori di essere coinvolti al massimo nella vita della democrazia. Magari attraverso un sistema elettorale che veda i cittadini protagonisti della compilazione delle liste elettorali e dove chi ha il patrimonio di tanti anni di esperienza amministrativa, possa essere valorizzato in maniera automatica, senza dover per forza far parte della corrente vincente del proprio partito o senza essere necessariamente vicino al leader di turno.

Sono queste le cose che mancano allo scenario italiano. In Italia ci sono tanti Obama, ma non vengono messi in condizione di lavorare e di crescere. Finché ci sarà chi difende quei delinquenti che timbrano i cartellini altrui e danneggiano l'intera collettività, in Italia non ci sarà spazio per alcun Obama. Quando ci decideremo a essere tutti pronti a rinunciare magari a qualche piccolo privilegio personale per il bene della comunità, allora ci sarà lo spazio necessario anche in Italia per un giovane come Obama.


L'Italia ha tutte le carte in regola e non è un caso che dal 2001, senza un cambiamento della Costituzione, il premier è legittimato direttamente dall'elettorato. Questo è il futuro ed è la strada che, magari tra 30 anni, vedrà tutti i cittadini europei votare per il presidente della Comunità Europea. Ed è proprio per questi motivi che come Popolo della Libertà dobbiamo impegnarci a riprendere in mano la nostra storica battaglia del presidenzialismo. Ci aspettiamo anche da parte delle opposizione un atteggiamento costruttivo. Vedrei Veltroni in difficoltà se dopo la grande partecipazione al motto di Yes we can e alle primarie, volesse negare all'Italia e ai suoi elettori, di creare il sistema che ha permesso a Obama di diventare presidente della più grande democrazia dell'Occidente.


dei Cristiano Riformisti
 

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Antonio Mazzocchi

10/11/2008










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