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la proposta

Una legge per mandare chi sciopera fuori dal Raccordo

Il quotidiano Il Tempo rappresenta nobilmente e autorevolmente, dai tempi del grande indimenticabile Angiolillo, Roma, il Lazio e l'Italia centromeridionale.

Ponendo la questione del "sacco di Roma" sotto forma di continui cortei, manifestazioni, scioperi, occupazioni di strade, piazze, edifici pubblici, Il Tempo rilancia il suo essere, in primo luogo, il foglio dei romani.
Il gallo Brenno bisogna cacciarlo un'altra volta, altrimenti perderemo la battaglia della sopravvivenza dell'Urbe come habitat vivibile e civile.


No, mamma Roma non può più essere umiliata, vessata e violentata da "protesta continua".
L'ecologia stessa esorta alla difesa della nostra città, facendola diventare zona franca, restituendo ai residenti, ai pendolari, ai turisti un tasso accettabile di qualità esistenziale.
Basta ingorghi, tempi biblici per tornare a casa, ore preziose sequestrate da chi ritiene suo diritto calpestare i diritti di tutti gli altri.


Fermo restando il diritto di manifestare e scioperare, basterebbe destinare per l'esercizio di tali diritti i vasti pascoli disponibili in prossimità del raccordo anulare.
Là, il grandissimo Giovanni Paolo II radunò centinaia di migliaia di giovani cattolici; perché, dunque, non dovrebbero adattarsi alle periferie contigue al Gra quanti, per motivazioni serie o corporative o apocalittico-ideologiche, intenderanno rappresentare le loro ragioni?


I romani non ne possono più d'essere penalizzati dalla sindrome centripeta, per cui tutto il casino debba inesorabilmente abbattersi sulle loro teste capitoline.
Sono sicuro, da antico romano, che i miei concittadini saluterebbero con gioia anche la dislocazione dei ministeri in appositi semplici e scarni capannoni eretti extra moenia, in località laziali, da Vitorchiano a Caprarola, da Fiuggi a Cassino, evitando a Roma il massacro delle autoblu, delle scorte, delle sirene e della pletorica, spesso a zonzo, humanitas ministerialis.


Orsù, facciamola questa guerra per la nostra cara mamma Roma, esortando e strigliando tutte le autorità, sin qui ignave, dal prefetto al sindaco, sino al governo nazionale, perché pongano fine allo stato di occupazione permanente della Città eternamente calpestata dai nuovi lanzichenecchi.
Da parte mia, mi impegno a presentare subito una proposta di legge "salvaRoma".
 

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Giancarlo Lehner, deputato Pdl

10/11/2008

  • 11/11/2008 09:05 Massimiliano Curzi
    Ma bene, qui ci troviamo in presenza di qualcuno che non solo non conosce Roma, ma addirittura tutto il Lazio: solo uno così può pensare che a Caprarola o Vitorchiano sia possibile «dislocare» (volendo ripetere la pessima terminologia sindacalese) i ministeri. Dopodiché come arrivarci? intasando la Cassia, che credo l'avventato estensore di quest'appello conosca ben poco, se pensa di risolvere così i problemi dei romani? Gliel'hanno mai spiegato quanti pendolari ci sono tra loro, e quanti avrebbero voglia di fare i pendolari tra Roma e Viterbo o Frosinone? E allora, visto che il nostro emerito riformatore è anche un politico, perché a Caprarola non ci vanno i parlamentari, che visto il loro tasso medio di assenteismo potrebbero non risentire della distanza? Tra l'altro palazzo Farnese di Caprarola non è meno lussuoso di Montecitorio...
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