Rassegna stampa
POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA

il reportage

Professori "invisibili",
la croce degli studenti

Sono avvocati, politici, costituzionalisti, letterati e grandi economisti: è la lista nera dei professori latitanti, i «grandi assenti» della Sapienza, compilata direttamente dagli studenti.
Leggi e commenta

Il più grande ateneo d’Europa è, in realtà, l’università dei professori «invisibili». Invisibili sì, perchè spesso «saltano» le lezioni e agli orari di ricevimento si trovano una volta su tre. «Lasciate perdere la Sapienza che tanto i professori non vi si filano» è la frase che ti senti dire, spesso, da studenti sempre più scoraggiati e demotivati. «Ho lavorato sulla mia tesi comunicando solo via e-mail con il professore. Dopo un anno ho chiesto un appuntamento per le correzioni finali. Scopro che il professore non è più alla Sapienza, si è trasferito. Con grande sgomento e una tesi quasi ultimata mi sono ritrovata a cercare un altro professore disponibile a portarmi alla laurea, buttando
nel cestino il mio lavoro».

A parlare è Cristiana, 27 anni laureanda in Scienze della Comunicazione alla Sapienza. Non svela il nome del professore che le ha fatto perdere più di un anno per poi sparire nel nulla. «Ho paura delle conseguenze - ci dice - mi devo ancora laureare». Con la sua testimonianza inizia il nostro viaggio nel polmone malato della cultura
italiana di nome Sapienza. Infiltrate per 7 giorni con un taccuino su cui prendere appunti ci spacciamo per studentesse in cerca di informazioni. Primo impatto, la Facoltà di Giurisprudenza. Al primo piano dovrebbero
essere affissi gli orari di ricevimento, ne troviamo solo alcuni. Davanti la bacheca c’è Giusy, frequenta il quarto anno: «Ai ricevimenti ne trovi uno su tre e di solito mandano gli assistenti perché i professori fanno tutti altri
lavori, chi il magistrato, chi il politico. Chi è membro di questa corte, chi di quest’altra. Per esempio lo scorso anno il prof. Oliviero Diliberto, titolare di cattedra non ha fatto il corso e si è preso un anno sabbatico ed
è stato sostituito da un assistente».

Vicino a lei c’è Francesca del primo anno: «Gli insegnanti non ti guardano proprio, a lezione siamo 200-300
persone. Gli assistenti sono più gentili». «Snobbano i ricevimenti, hanno a disposizione una sola ora e arrivano anche con 15 minuti di ritardo» aggiunge Pasquale al quarto anno. Piove, di corsa arriviamo alla vicina Lettere e Filosofia, terzo piano bacheca ricevimenti. Ad insegnare all’interno del corso di laurea in Teorie e Pratiche dell’Antropologia c’è la prof. Laura Faranda. Sulla bacheca troviamo solo l’orario di ricevimento riferito al mese di settembre. La professoressa ha messo a disposizione solo tre date: l’8, il 18 e il 29.


Usciamo sulle scale esterne. Qui i ragazzi fumano una sigaretta tra un colloquio e una lezione. Incontriamo Claudio, chiediamo consigli sui professori da evitare, risponde secco: «Il prof. Ferroni di Letteratura Italiana, considerato uno dei grandi vecchi (così i ragazzi chiamano i professori che non vanno in pensione) non riesci a seguire le sue lezioni, ed ha scarsissimi rapporti con gli studenti. Fa parte dell’antica guardia, è talmente pieno della sua cultura che non si accorge nemmeno che le sue lezioni sono noiose e che noi studenti non lo capiamo; la professoressa Quarta, invece, non riesce a instaurare un buon rapporto, spesso ci apostrofa con termini non proprio "cattedratici"; Di Donato e De Benedictis hanno altro per la testa. L’unica veramente brava è la professoressa Fazio, lei sì che ama la materia». Mariangela, fuori corso con l’indirizzo Musica e Spettacolo. Ti riscriveresti ancora? «No assolutamente, è una facoltà inutile e mal gestita, basti pensare che quando i proff. non si presentano a lezione lasciano un post-it alla porta senza avvisi neanche sul sito internet».

È un problema sentito da molti. «Non solo non si presentano ai ricevimenti, ma neanche rispondono alle e-mail. Poi non riesco a spiegarmi - dice Eugenia - perchè ci sono due dipartimenti come Lettere e Filosofia e Scienze Umanistiche che sono state scorporate. I corsi sono praticamente identici, la mia idea è che l’abbiano fatto per dare più cattedre ai professori che si fanno la guerra fra loro». L’abitudine di lasciare i post-it sulla porta con gli spostamenti d’orario del ricevimento li manda proprio in bestia: «Non si rendono conto che ci sono persone che vengono da fuori, e visto che non curano le bacheche potrebbero almeno aggiornare il sito - dicono Giuseppe e Gabriele, in attesa di dare un esame - e invece nulla. Siamo alla loro mercè».


Michele studia a Economia e Commercio, e ha il dente avvelenato con due insegnanti, Massaroni di Scienze della Gestione d’Impresa e Cagiano de Azevedo di Economia della Cooperazione internazionale dello Sviluppo: «Il primo a lezione non c’è quasi mai, sempre preso da qualche convegno o per l’ennesimo Consiglio di facoltà. Cagiano invece ha ritmi lentissimi, è ritardatario e per dare l’esame con lui ho aspettato nove ore. Tra la tensione e lo sfinimento ancora oggi credo che sia un miracolo se sono riuscito a passare l’esame».


Un salto a Farmacia con la speranza di trovare una situazione migliore. Al primo piano incontriamo Sara: è una fuorisede iscritta al C.T.F (Chimica e Tecnologia Farmaceutiche). Bussa insistentemente ad una porta, ma dietro non c’è nessuno: «Oggi ho l’esame di Analisi 2 - ci dice - e la Costi (si riferisce a Roberta Costi professoressa associata della Sapienza) non si è presentata, sono disperata è da due ore che la cerco sono una fuorisede non
vedo la mia famiglia da agosto per stare qui per prepararmi e non ci sono avvisi, nessuno sa dirmi nulla». Dopo 10 minuti (esattamente due ore dopo l’orario previsto per l’esame) arriva l’assistente della prof. Costi
spiegando a Sara che la professoressa non c’è e non verrà all’esame perché ha aderito allo sciopero.


Lasciamo Sara al suo triste destino e incontriamo un gruppo di tesisti, anche loro disperati per l’impossibilità di riuscire a laurearsi in tempi umani: «Preparare una tesi richiede tempo da parte nostra - spiega A. - ma anche impegno da parte dei professori che settimanalmente, durante gli orari di ricevimento, dovrebbero visionare il materiale che gli portiamo. Ma non li troviamo quasi mai, ed ecco che i mesi passano inesorabilmente».


L’esperienza di T., laureanda a Scienze Politiche è l’esempio perfetto di come funzionano qui le cose: «La tesi mi era stata assegnata lo scorso anno da un professore che poi è stato eletto nell’attuale legislatura e quindi ha cominciato a non venire più. Dopo averlo chiamato invano mi ha dirottato da un altro professore, che ho scoperto lavorare in un’altra città. Non riesco mai ad aver un incontro con lui e ora mi ritrovo con la tesi finita e nessuno che me l’abbia corretta».


Torniamo (e concludiamo) con la nostra prima interlocutrice Cristiana prossima alla laurea in Scienze della Comunicazione che ha rifatto ex novo la tesi per «fuga» del docente: «Ho buttato via un anno di studio e ho dovuto ricominciare tutto da capo. Si può studiare così?» Una domanda che non troverà una risposta e neanche un interlocutore. Scendiamo verso Piazzale Aldo Moro, usciamo dal grande malato della cultura italiana con una sola riflessione: la vera protesta non è quella venuta fuori dai cortei di piazza e dalle facoltà occupate dei giorni scorsi, piuttosto questa, silenziosa, ordinaria e per niente eclatante di molti ragazzi che non si sentono rispettati dai propri professori. Ma questa è un’altra storia.

Vai alla homepage

Nicoletta Ciardullo e Giulia Martelli

07/11/2008

  • 07/11/2008 20:14 Roberto - Rieti
    Dopo le dichiarazioni della Gelmini che ha specificato di voler colpire gli spaventosi sprechi, i concorsi truccati e premiare i meritì, è di una evidenza solare che queste manifestazioni sono politiche, strumentali ed organizzate scientificamente dalle sinistre - Per far numero tra gli sprovveduti, ingannati e ingenui studenti si accodano gli agitatori dei centri sociali ed anche qualche operaio e pensionato - Fin qui "transeat" - Ma quando di occupano binari della ferrovia, si intralcia il traffico, si nterrompono pubblisci servizi e si impedisce agli altri studenti di studiare, allora viene spontanea la nostalgia dell'olio di ricino.
  • 07/11/2008 17:52 Roberto-Rieti
    Sconvolge maggiormante che tra gli agitatori di centri sociali ci siano ignari studenti che inconsapevolmente difendono questa disastrosa situazione, strumentalizzati da professori che pur di difendere i loro privilegi,preferiscono tenere la cultura italiana agli ultimi posti delle graduatorie mondiali - Bologna (una volta definita "la dotta") è precipitata all'umiliante 192posto - Le proteste sarebbero legittime se si sapesse con certezza che i "tagli" sono indiscriminati - Poichè però ancora non si sa nulla, sono inutili, dannosi e fuori luogo - Anzi, dalle ultime dichiarazioni, si apprende che i tagli riguardano esclusivamente gli spaventosi sprechi, la regolarizzazione dei concorsi truccati e la valorizzazione del merito - La perseveranza delle protreste fa emergere ignobile propaganda politica tendente a screditare l'esecutivo a favore di privilegi già acquisiti - Ma dobbiamo avere fiducia nella intelligenza dei nostri studenti che non si presteranno a squallide strumentalizzazioni politiche
  • Invia il tuo commento