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l'ex ministro accusato di mafia

Mannino assolto dopo 14 anni di processi

Ci sono voluti più di quattordici lunghi anni. Quasi cinque lustri per accertare che l'ex ministro democristiano e attuale senatore Udc Calogero Mannino era innocente.

Ieri, dopo quattro ore e mezza di camera di consiglio, i giudici della seconda sezione penale della Corte d'Appello di Palermo lo hanno assolto dall'accusa di concorso in associazione mafiosa, per la quale l'accusa aveva chiesto otto anni di reclusione. E sono proprio i numeri a sorprendere in quest'ennesima vicenda di giustizia all'italiana, in cui il braccio della legge è così lento da risultare estenuante e gli indagati diventano subito colpevoli per togliersi di dosso l'etichetta criminale solo dopo che le loro carriere e le loro vite sono state devastate.


Mannino aspettava questa giornata dal febbraio del 1994. Fu allora che i pm palermitani gli notificarono un avviso di garanzia. L'anno dopo finì in carcere e ci restò nove mesi, per passarne poi altri 13 ai domiciliari. Contro di lui c'erano le dichiarazioni di alcuni pentiti. Il primo, Rosario Spatola, le rese al compianto Borsellino, all'epoca procuratore di Marsala. Le indagini vennero trasferite per competenza a Sciacca (dove Spatola aveva collocato i «summit mafiosi» che avrebbero avuto per protagonista anche l'allora deputato Dc), e archiviate in pochi mesi.

Le nuove accuse arrivavano da Angelo Sino, «ministro dei lavori pubblici» di Riina e ora collaboratore di giustizia. Mannino, riferì il pentito, aveva partecipato alle nozze del boss Leonardo Caruana e a una cena nella trattoria «Mose» con altri esponenti di Cosa Nostra. I pm Teresi e Principato chiesero 10 anni di carcere. Il tribunale, il 5 luglio 2001, aveva invece assolto l'ex ministro «perché il fatto non sussiste», la stessa formula utilizzata per Andreotti. La procura aveva presentato ricorso e l'8 aprile 2003 era cominciato il processo d'appello. Nel corso del dibattimento erano state acquisite le dichiarazioni di un altro pentito, Antonino Giuffré. I giudici avevano condannato Mannino a cinque anni e quattro mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma non era finita. La Cassazione aveva annullato il verdetto, dettando criteri più rigorosi per la configurabilità di tale reato, e disposto un nuovo giudizio di secondo grado, quello che si è concluso ieri con l'assoluzione. In tutto, il senatore ha subito quattro processi fra primo e secondo grado, una sentenza della Suprema Corte e un pronunciamento di costituzionalità della Consulta. Ma si è conclusa davvero l'odissea giudiziaria di Mannino? Ieri, dopo che il figlio Salvatore gli aveva dato la buona notizia, l'ex ministro ha affermato: «Non so cosa faranno adesso i miei accusatori, ma non riesco a capire come ci si possa appellare dopo che la Cassazione ha detto la sua in modo così perentorio...». Invece Vittorio Teresi, rappresentante dell'accusa (com'è suo diritto) ci sta riflettendo: «Valuteremo - ha spiegato - solo dopo aver letto le motivazioni».


Mai dire mai, insomma. Tanto più che proprio mentre i giudici di Palermo assolvevano Mannino, si apprendeva che la sera precedente il pm Cristina Pigozzo aveva chiesto la sua condanna a 6 anni e 4 mesi con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode vinicola, falso, truffa ai danni dello Stato e minacce a pubblico ufficiale. Il senatore, ritenuto «dominus» di fatto dell'azienda vinicola di Pantelleria «Abraxas Srl» , di cui è socio di maggioranza il figlio, avrebbe messo in commercio come genuini vini doc realizzati in violazione del «disciplinare» di produzione previsto per il moscato dlel'isola sicula. L'odissesa continua.
 

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Maurizio Gallo

23/10/2008










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