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«Su Saviano sono stato frainteso»

«Su Saviano sono stato mal interpretato, frainteso, ho voluto fargli un favore, dirgli che lo Stato gli è vicino, che gli garantiamo il massimo livello di sicurezza ma anche affermare che non spetta solo a lui farsi carico della lotta alla criminalità».

Il ministro Roberto Maroni — intervenendo a Saint-Vincent all'incontro su immigrazione e sicurezza, organizzato dalla Fondazione Carlo Donat-Cattin — è ritornato ieri sul caso Saviano, spiegando le dichiarazioni di venerdì in cui aveva sostenuto che lo scrittore è un simbolo della lotta alla criminalità e non «il» simbolo.
«Conosco Saviano, è un ragazzo molto coraggioso — ha proseguito il ministro dell'Interno — ma non è un bene per lui caricargli addosso tutte queste responsabilità, perché non lo fanno vivere bene, non può essere lui da solo a farsi carico nell'immaginario collettivo della lotta alla criminalità. È una semplificazione che non va bene per lui e non fa onore alle migliaia di persone, magistrati, poliziotti e carabinieri, che tutti i giorni combattono contro la criminalità».
Il ministro dell'Interno ha poi annunciato di aver commissionato all'Università cattolica di Milano uno studio sulle periferie delle grandi città metropolitane per capire se anche in Italia potrebbe verificarsi il fenomeno delle «banlieu» come è accaduto in Francia. «Il rischio non c'è, ma io voglio capire bene se la situazione è governata o richiede ulteriori interventi rispetto a quelli che già ci sono — ha spiegato — perché voglio prevenire quello che si è verificato in Francia, visto che in Italia l'immigrazione si è decuplicata in 15 anni. Poiché cerco di guardare avanti, perché i fenomeni sociali si governano in questo modo, non quando sono scoppiati, ho deciso di affidare uno studio all'Università cattolica e ho deciso di farlo — ha ricordato a questo proposito Maroni — dopo la manifestazione che si è svolta a Milano per l'uccisione di quel ragazzo. Dai giornali è stata sottolineata la straordinaria novità della manifestazione perché erano tutti cittadini extracomunitari o italiani ma di seconda generazione che parlano l'italiano che vivono lì stabilmente, non sono delinquenti che girano di notte nei parchi. Quindi è un fenomeno importante che io voglio capire bene».

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19/10/2008










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