È una delle pesanti eredità di Sergio Cofferati, il quale nel tragico biennio rosso (i primi due anni del precedente Governo Berlusconi) impose al sindacato di Corso Italia una missione di carattere politico nell'area del centro/sinistra. E ora Epifani replica, con un gruppo dirigente che non ha la statura sufficiente per raddrizzare la barra. Un sindacato tanto forte quanto sordo alla modernità che ricatta la politica, strangola l'economia, una organizzazione diventata un vero e proprio partito con enormi risorse finanziarie, del tutto irresponsabile e senza controlli dal punto di vista democratico.
Lo abbiamo visto all'opera nella vicenda Alitalia, lo rivediamo ora con nostalgiche quanto assurde e arroganti richieste di ritorno al meccanismo della scala mobile, nella trattativa tra le parti sociali sulla riforma della contrattazione. La rottura è inevitabile come in Alitalia: da una parte loro, gli irriducibili, dall'altra Confindustria, Cisl, Uil, Ugl che si dichiarano pronti a firmare comunque l'accordo in quanto conforme agli interessi dei lavoratori e in grado di rispondere alle esigenze oggettive del mondo della produzione. E il ministro Sacconi che pur cercando responsabilmente una intesa unitaria, evidenzia quanto sia sbagliato assecondare veti e interdizioni, raccogliendo la sfida delle firme separate. La Confindustria di Marcegaglia ha fatto aperture importanti ai sindacati per raggiungere l'obiettivo dell'ammodernamento del Paese, segnando il passaggio da un sistema di relazioni industriali con conflittualità a un sistema di collaborazione con maggiore coinvolgimento dei lavoratori ai risultati aziendali. Le quattro modifiche dei sindacati sono state tutte recepite: indicatore dell'inflazione, decorrenza immediata dei contratti, allargamento del secondo livello di contrattazione, garanzie retributive per chi non fa contratti di secondo livello.
Epifani ripropone atteggiamenti anacronistici ancora più gravi in un momento in cui l'economia italiana rischia il tracollo travolta dalle bufere e un sindacato irresponsabile che non è neanche in grado di porsi il problema di come creare sistemi che incentivino la produzione e di trovare la soluzione dei salari bassi. Intanto abbiamo 28 contratti nazionali scaduti, che interessano 3,4 milioni di lavoratori, che hanno una incidenza su monte retributivo totale del 30,3%, che rappresentano il 27,5% della quota di dipendenti in attesa di rinnovo. E la macchina organizzativa rossa ha ricominciato a funzionare contro questo governo. Le ore non lavorate per conflitti di lavoro nel periodo gennaio-giugno 2008 sono state 2,2 milioni, con una variazione percentuale rispetto al periodo precedente di ben più 75%.
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04/10/2008