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«Cinese di m...». L'hanno avvisato, e subito addosso, calci e pugni sferrati da una gang di ragazzini, alla fermata dell'autobus e in pieno giorno. Un'altra aggressione contro un immigrato, dopo quella di lunedì ai danni di due neri, a Tor Bella Monaca, periferia-bronx di Roma, stretta tra le autostrade per Napoli e L'Aquila e da Prenestina e Casilina.
Un quartiere simbolo del degrado, dove persino i vigili urbani possono essere picchiati ai mercati rionali. Un bronx abitato da romani perbene, la maggioranza, circondato da altri bronx satellite, ostaggio della guerra tra bande, come la Borghesiana, dove la gente ha paura ad uscire di casa dopo le 9 di sera e dove risse, sparatorie, pestaggi, sembrano quasi la normalità.
Gli uomini del comandante Antonio Di Maggio ci hanno messo una manciata di ore a fermare gli aggressori, 7 teppisti tra i 15 e i 17 anni, denunciati per lesioni personali dolose con l'aggravante dello sfondo razziale. Due di loro sono stati riconosciuti da un consigliere di An del Municipio VIII intervenuto in difesa del cinese. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha ringraziato i vigili per la tempestività, rinnovando «solidarietà» alla vittima e ribadendo «l'assoluta necessità di pene severe». E si è «congratulato» con il consigliere che, «con prontezza di riflessi e spirito di solidarietà e come un cittadino responsabile, ha portato immediato soccorso al giovane cinese vittima della vergognosa aggressione. Questo dimostra l'estraneità del centrodestra a ogni forma di violenza e intolleranza» ha detto Alemanno.
L'aggredito è un operaio di 36 anni, è stato assalito dai teppisti mentre aspettava il bus in via Duilio Cambellotti, alle tre del pomeriggio. «Non ho sentito niente, non ne ho avuto neanche il tempo perché sono subito sommerso dai calci e dai pugni sferrati da quei teppisti» ha raccontato all'interprete al policlinico Tor Vergata, con la faccia gonfia e il naso rotto.
L'aggressione, ma soprattutto quell'ingiuria, «cinese di m.» ha fatto puntare l'indice sulla presunta «ondata razzista» che avrebbe investito la Capitale con l'era Alemanno. Eppure, all'odio razziale, fin da subito, non ha creduto neanche il centro sociale «El Che». «Queste cose succedono sempre al lotto R5, una delle aree più squallide di Tor Bella Monaca. Questi ragazzi sono figli di persone analfabete, coatti, come si dice a Roma e da loro copiano i comportamenti» ha detto il fondatore del centro sociale «El Che».
Ma per la vice presidente della Camera Rosy Bindi (Pd) «la nuova emergenza a Roma si chiama xenofobia, altro che graffitari». «Clima di odio creato dalle destre» per Stefano Galieni e Roberta Fantozzi, Prc. Parla di «clima irrespirabile» la Comunità di Sant'Egidio. La Caritas: «episodi che allarmano» ma «Roma non è una città razzista». Il presidente della Provincia Zingaretti sottolinea «un rischio periferie», e il governatore Piero Marrazzo chiede «assoluta fermezza». «Un eroe il consigliere municipale - ha detto il deputato Pdl Marco Marsilio - la Bindi e i suoi colleghi di sinistra stanno montando la vicenda in modo strumentale e senza ritegno».
Grazia Maria Coletti
03/10/2008