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il leader del pd e il "salvataggio" di alitalia

Veltroni recita ma il copione fa acqua

Il problema, direi, esistenziale di Walter Veltroni è stato forse avvertito con impietosa efficacia da Riccardo Scamarcio, che pure ha confessato di averne votato il partito.

Mentre Silvio Berlusconi è un attore politico «fantastico, irraggiungibile», Veltroni «è più spettatore che attore. Deve applicarsi alla recitazione», gli ha consigliato il bel Riccardo dalle colonne dell'Espresso prima ancora di assistere al flop recitativo compiuto dal segretario del Partito Democratico nell'intervista di domenica scorsa al Corriere della Sera: quella in cui si è vantato di avere lui sbloccato, e quindi risolto, la vicenda Alitalia facendo sedere a casa sua, «su quei due divani là in fondo», il riottoso segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, e il roccioso capo della cordata degli acquirenti italiani della compagnia di bandiera, Roberto Colaninno. Il quale è anche "il capitano coraggioso" elogiato da Massimo D'Alema all'epoca della scalata alla Telecom e il padre di Matteo, ministro del governo "ombra" di Veltroni.


Nella compiaciuta rappresentazione della vicenda Alitalia offerta ai lettori del Corriere per valorizzare il suo ruolo e liquidare quello di Berlusconi, salvando - bontà sua - solo il sottosegretario Gianni Letta, come se a insediarlo a Palazzo Chigi fosse stato lui e non il presidente del Consiglio, Veltroni ha saltato un passaggio. Che probabilmente è sfuggito anche al pur bravo intervistatore,visto che non glielo ha contestato.


Veltroni ha scoperto l'utilità dei divani di casa sua solo quando ha avvertito che oltre all'Alitalia, dopo il no opposto in prima battuta da Epifani all'intesa sottoscritta invece dalla Cisl, dalla Uil e dall'Ugl-ex Cisnal, rischiava di affondare anche la sua già pericolante segreteria. Spalleggiate da D'Alema, che Berlusconi ha poi voluto apprezzare pubblicamente, si erano levate contro la linea seguita da Epifani, e non solo contro quella del governo, le voci di Pierluigi Bersani, Enrico Letta e altri. Ma non meno decisivo dietro le quinte era stato il forte malumore di Franco Marini, che come ex segretario generale della Cisl aveva ben avvertito e valutato la natura politica dell'intransigenza di Epifani.

E aveva avvertito che non avrebbe tollerato, a costo anche di clamorose sortite, ulteriori coperture di Veltroni e, più in generale, del partito a quel volo spericolato della Cgil verso il fallimento dell'Alitalia e la perdita non di due o tremila, ma di ventimila posti di lavoro. Continuare a spalleggiare o, peggio, ad aizzare Epifani sarebbe stato quindi suicida per il segretario del Pd, già in difficoltà per i prezzi che paga all'avventurosa alleanza elettorale con Antonio Di Pietro.


Ecco, è stato tutto questo a fare di Veltroni nella fase conclusiva della vicenda Alitalia non l'attore, ma lo spettatore che Scamarcio gli rimprovera di essere a livello, ripeto, esistenziale.

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Francesco Damato

01/10/2008










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