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La Rai nel pantano. Tutto fermo. Se non si fa il presidente della Vigilanza non si può fare il nuovo vertice. Se non si può fare il nuovo vertice, niente nuove nomine. Senza nuove nomine tutto fermo. Fermo nel senso che non è che accendendo la tv si veda il monoscopio. Ma di sicuro pianificare appare più difficile.
Nella commissione di Palazzo San Macuto l'intesa sembra più lontana che mai. Anzi, le parole di Leoluca Orlando contro Berlusconi hanno ancora di più infiammato gli animi. Veltroni però s'è impiccato all'uomo di Italia dei Valori: cedere su di lui significherebbe cedere a Berlusconi e compromettere definitivamente i rapporti con Antonio Di Pietro. Anche se le spinte, soprattutto dentro il Pd, non sono di poco conto. Giovanna Melandri sogna la Vigilanza, e anche nel partito di Walter si fa strada l'ipotesi di concedere un posto nel futuro consiglio di amministrazione. Ma a chi? Beppe Giulietti? Tonino si fida?
E se la partita a San Macuto è più che mai incagliata, quella a viale Mazzini è ancora più arenata. Veltroni voleva Calabrese presidente e avrebbe potuto cedere su Stefano Parisi direttore generale. Ma dentro al Pd non tutti digeriscono il nome del'ex direttore di Panorama. E allora per non farselo bruciare il segretario ha rilanciato su Petruccioli sapendo che D'Alema non potrà dire di no.
Di questo passo, non si va da nessuna parte. Anche perché se il Cda Rai è impantanato c'è una ragione semplice semplice: con l'uscita di scena di Gennaro Malgieri, che è tornato in Parlamento, il centrodestra non ha più la maggioranza. E dunque preferisce che il consiglio non si riunisca.
Ora i due poli non si guardano più nemmeno negli occhi. Non si parlano più. Non si rivolgono la parola. E non stiamo parlando «dell'asilo Mariuccia», ma della più grande azienda culturale del Paese e del Parlamento.
L'impasse non può durare a lungo. C'è un solo nome che oggi consentirebbe al centrodestra e al centrosinistra di riparlarsi. C'è un solo nome che consentirebbe di tacitare e di superare le diatribe interne ai partiti, di far volare alto la Rai. C'è un solo nome che consentirebbe di far svoltare l'azienda, di tenerla davvero lontano dal guado della politica, di assicurarle autonomia e indipendenza: Maurizio Costanzo. Maurizio Costanzo for president.
Sono almeno quindici anni che si fa il suo nome per la guida di Viale Mazzini o giù di lì. Stavolta è diverso. Costanzo ha cominciato a fare la tv di Berlusconi, Silvio lo ha sempre avuto nel cuore. E non solo per semplice e antica riconoscenza. Lo stima, non gli potrebbe mai dire di no. Ultimamente Costanzo si è anche espresso a favore del ritorno al lavoro di Agostino Saccà, ormai un vero e proprio discrimine per Berlusconi per dividere buoni e cattivi.
Costanzo non ha mai nascosto le sue simpatie a sinistra. Anche Veltroni ha una venerazione nei suoi confronti. D'Alema non s'azzarderebbe a dirgli di no. Rutelli neppure visto che il conduttore tv fu tra i suoi consulenti. La sua festa dei settant'anni il 28 agosto scorso è stato un tributo bipartisan, quasi si festeggiasse un senatore a vita, un indiscutibile della nostra storia.
E lui? Accetterebbe un'ipotesi del genere? Intanto, parlando al Tg1 proprio pochi giorni prima del suo compleanno, avvertì: «Se devo tornare in Rai? Se devono sbrigà: uno a fare le nomine, due a chiamarmi». Certo, era una battuta così, buttata lì, tanto per dire. Di sicuro il suo impegno diretto in tv si va riducendo. È fuori dalla produzione vera e propria, ha lasciato tutto nelle mani di Maria De Filippi. Ieri sera è partito il Maurizio Costanzo show, più che uno spettacolo un figlio.
E lo show del Parioli è probabilmente ciò a cui più tiene Costanzo. Stavolta però verrebbe chiamato a qualcosa di più alto. Bisogna decidere, uscire dalle secche della non decisione, venire fuori dalle sabbie mobili che non fanno onore alla politica e alla Rai. Costanzo potrebbe salire al settimo piano di viale Mazzini. E potrebbe aprire una nuova stagione della politica. Di sicuro anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, apprezzerebbe.
Fabrizio dell'Orefice
01/10/2008