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Berlusconi a Napoli

Camorra e rifiuti, cambia l'agenda del premier

La visita era fissata da tempo. Silvio Berlusconi stamattina torna a Napoli. La «solita» visita dicono i funzionari di Palazzo Chigi che ormai hanno fatto un po' l'abitudine a queste calate all'ombra del Vesuvio per il presidente del Consiglio.

Berlusconi È la sua ottava in forma ufficiale anche se lui stesso ha raccontato che ve ne sono state altre privatamente.
La visita ha un carattere tutto operativo. L'incontro per fare il punto della situazione, il tavolo operativo, un'altra riunione per capire a che punto sono i lavori per i termovalorizzatori e, ma è ancora in forse, un summit con i prefetti della Campania.


Ma Berlusconi arriva in una città infuocata. A Casal di Principe, ventisei chilometri dal capoluogo, è in corso una guerra civile come ha detto il ministro dell'Interno. Proprio ieri una ventagliata di arresti, oltre cento. E adesso si attende la risposta dei clan, sempre più con i vertici decapitati e sempre più in mano a killer capaci di tutto. Camorra e rifiuti, tutto si tiene. Se si arriva a quella drammatica emergenza le cui immagini sono ancora negli occhi di tutti, è proprio perché pezzi di territorio sono stati abbandonati dalle istituzioni locali alla camorra che li ha rivenduti alle grandi imprese del Nord.


Una città infuocata. Chiaiano, il quartiere periferico della città, si prepara a una nuova battaglia perché pezzi di popolazione non si fidano dei carotaggi e della messa in sicurezza. E le proteste sono arrivate sino a Roma: tredici sindaci dei Comuni dell'alta Irpinia interessati alla discarica del Formicoso si sono incatenati davanti Palazzo Chigi in risposta al blitz della notte di domenica, quando i militari dell'esercito avevano chiuso l'accesso ai terreni in cui sorgerà la nuova discarica irpina. Sono stati poi ricevuti da Gianni Letta e dopo i primi cittadini hanno fatto sapere: «Il sottosegretario ci ha assicurato che al momento saranno effettuati solo dei carotaggi nel sito del Formicoso e che la discarica aprirà solo se ce ne sarà bisogno dopo l'apertura di tutte le altre discariche della Campania, come previsto dal decreto ora convertito in legge».


Clima di fuoco. È chiaro che l'emergenza Campania scala l'agenda delle priorità del governo. È un punto imprescindibile. Certo, il governo non si ferma. Basta dare una sbirciatina ai prossimi appuntamenti del Cavaliere per rendersene conto. Già stasera farà ritorno a Roma per incontrare le Regioni sul federalismo che venerdì deve andare in consiglio dei ministri. In mezzo, domani, terrà una conferenza stampa con Gelmini e Brunetta su scuola e statali, i prossimi scogli da superare. Poi sabato mattina salità al Quirinale per assistere all'incontro tra Napolitano e il Papa. Nel pomeriggio volerà a Parigi per la conferenza intergovernativa convocata che Sarkozy sta convocando per fare fronte all'emergenz economica e per lo tsunami che sta arrivando d'Oltreoceano. Domenica, Milano: la prima festa del Pdl.


Insomma, non è che il Cavaliere non ha proprio nulla a cui pensare. Ma Napoli è il buco nero d'Italia. Tutto accade lì. Al massimo nei dintorni. Proprio mentre Berlusconi giunge nel capoluogo campano, i cinquecento soldati mandati in rinforzo prendono servizio in zona (La Russa andrà di persona a Caserta per salutare i paracadutisti della Folgore). Berlusconi non vuole caricare troppo la situazione. Al punto che ieri s'è ben guardato dal commentare, neppure con un comunicato, la megaoperazione contro i Casalesi. Piuttosto s'è limitato ad affrontare la situazione soltanto con un inciso in un messaggio inviato all'Anfia, l'associazione costruttori di automobili: «I fatti hanno dimostrato, stanno dimostrando ogni giorno, che con un lavoro serio, una politica che pensi ai fatti e non alle parole, i problemi si possono risolvere». Le vicende di Napoli e di Alitalia sono emblematiche. Lavorando seriamente - ha aggiunto il presidente del Consiglio - le questioni si risolvono».


A Napoli si sono risolte in parte. Il governo vuole andare fino in fondo. Vuole riprendersi il territorio. La sua azione si misura con il silenzio del Capo dello Stato, che è napoletano di nome e di fatto: nella scorsa legislatura non perse occasione per gridare il suo sdegno sino al drammatico «Napoli vive i suoi giorni peggiori». Da mesi non ha più nulla da dire.

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Fabrizio dell'Orefice

01/10/2008










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