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«Si che devo andare a scuola, ma oggi sono dovuta andare con mio padre». Risponde quasi spavalda dall'"alto" dei suoi otto anni. «Mi chiamo Sandra», dice.
Basta rispondere, «Che bel nome. Me lo scrivi?» e la piccola afferra la penna, la punta sul foglio del notes, ma non va avanti. Ci tenta, ride, butta la biro e scappa. Non sa scrivere.
Il campo di via Salviati è ben nascosto arrivando dalla Collatina. Un'alta recinzione copre tutto, tranne che in qualche breccia da dove compaiono vecchi carrelli, rifiuti, un vecchio mulo legato a un paletto o, in pieno contrasto, una donna fra i fornelli. Si svolta su via Salviati ed ecco il cancello d'ingresso, occhio impietoso verso un ammasso di baracche. Nei vialetti tanti bambini ed è ora di scuola. Il programma di scolarizzazione non funziona. Lo ha notato il presidente provinciale della Croce Rossa, Fernando Capuano, che ha visto pure come alcuni dei bambini non sanno proprio scrivere.
Stessa cosa in pieno centro. A spasso su piazza delle Coppelle, uno spuntino per pranzo. Una bambina rom di circa otto ani sta lì a chiedere l'elemosina. «Si a scuola ci sono andata, a via dei Giubbonari», dice. Chissà se è vero. Non ha il solito aspetto trasandato, è curata. Forse ha detto la verità: nelle scuole spesso permettono ai piccoli rom di lavarsi e mettersi in ordine, grazie anche a cambi di vestiti. Ma adesso, a terra, chiede qualche moneta, mentre c'è chi fa shopping, o sfoggia ventiquattrore griffate, o sciarpe ad arcobaleno tanto progressiste.
Giuseppe Grifeo
25/09/2008