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È ormai destinata a prolungarsi, secondo varie fonti, l'attesa per la liberazione degli undici ostaggi (5 italiani, 5 tedeschi e una rumena) [...]
[...] e degli otto egiziani sequestrati da venerdì scorso nel deserto sahariano al confine tra Egitto, Sudan e Libia per la delicatezza dei negoziati in corso; mentre dal governo italiano e da quello egiziano si intensificano gli appelli per il massimo riserbo da parte della stampa.
La notizia arrivata da Khartoum - le forze sudanesi stanno circondando un'area di territorio a 25 chilometri dal confine con l'Egitto nella quale è stata localizzata la carovana di rapiti e rapitori - rimane quindi in secondo piano rispetto all'annuncio, quasi univoco, venuto dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, e dal Ministero degli Esteri egiziano. Da New York Frattini ha sollecitato «che si mantenga il silenzio stampa. E dal Cairo gli ha fatto eco un portavoce governativo, che ha invitato i media a valutare con molta cautela le notizie da pubblicare.
Ciò accade anche a causa delle contrastanti informazioni che avevano dato per liberi gli undici ostaggi, comunicate a New York dal ministro egiziano Abul Gheit e poi rivelatesi infondate. Ma la necessità di maggior cautela su quanto sta avvenendo origina anche da notizie come quella diffusa dalla stampa tedesca, e smentita in Egitto, di una minaccia dei rapitori notificata in una telefonata satellitare all'operatrice turistica che al Cairo fa da mediatore tra i rapiti e l'ambasciata tedesca e quella italiana. Nella comunicazione sarebbe stata ventilata la possibilità che gli ostaggi vengano uccisi se dovessero esserci preparativi di un'operazione militare o di polizia per liberarli.
A 500 metri dal confine sudanese, su territorio egiziano, agenti dei servizi di sicurezza hanno trovato oggi - secondo il sito informativo Al Youm al Sabta - cinque borse dei rapiti, con all'interno loro oggetti personali, che tuttavia non hanno permesso di individuare la nazionalità dei proprietari.
24/09/2008