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Di Fabio Torriero
La storia infinita di Adriano Sofri (condannato in via definitiva per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi, responsabile secondo l'ex capo di Lotta Continua della morte dell'anarchico Pinelli), si può leggere e scrivere parafrasando tanti film e libri, quelli, in particolare, che hanno riguardato personaggi e interpreti, vittime e carnefici, degli anni di piombo, gli anni della strategia della tensione e delle stragi: "A volte ritornano", anzi tornano sempre; oppure, "La piuma (per lei il marito) e la montagna" (lo Stato cattivo), scritto da Licia Pinelli, il cui messaggio va rovesciato nel senso che la "piuma" in realtà, era lo Stato, attaccato dal terrorismo eversivo e la "montagna" erano proprio loro,: i cattivi maestri, il braccio ideologico dell'estremismo violento, che poi ha partorito "l'Assalto al cielo", da parte delle Br e similari.
Oppure, "Spingendo la notte più in là", il meraviglioso racconto del giornalista Mario Calabresi, figlio di Luigi, simbolo per la giustizia proletaria dello "Stato borghese da abbattere", nella triste e amara considerazione che la notte purtroppo è andata troppo più in là. Esattamente ai giorni nostri. Con Sofri-star che continua ad avvelenare l'opinione pubblica con tesi rivoltanti.
Soltanto a lui, che non ha mai chiesto la grazia, proclamandosi innocente, lo Stato di diritto ha allungato i tre gradi di giudizio (di fatto i processi sono diventati il doppio). Solo a lui è stata concessa una sorta di impunità morale, parto di quella giustificazione culturale che alberga ancora a sinistra (sia quella giacobina, sia quella radical chic).
Come giustificare, infatti, la sua redditizia attività di editorialista "pedagogico" che ciclicamente lo porta a rilanciare accuse, ribadendo gli stessi teoremi del passato, che credevamo consegnati al sano revisionismo democratico? Scrive su "Repubblica", "L'Unità", "Il Foglio", manda lettere al "Riformista" e ci dice ad esempio, che la vedova di Pinelli ha ragione nel confermare le accuse contro il commissario Calabresi ("l'hanno picchiato, creduto morto e buttato giù"), che Pinelli, "vittima scomoda" non va rimosso, e che il libro di Mario Calabresi, non va letto.
Un crescendo rossiniano, dopo altre ingiurie a mezzo stampa, che hanno risvegliato spettri terribili, del tipo, Sofri insiste: "La pista anarchica fu un inganno", per questo "l'estrema sinistra reagì". Dopo piazza Fontana, la violenza della sinistra estrema fu solo alimentata da "sdegno e commozione per le vittime". E ancora, "le Br esagerarono (i famosi compagni che sbagliano), perché lo Stato aveva preso i buoni (Franceschini e Curcio) e non gli incattiviti, come Moretti". Fa pericolosi distinguo tra le parole terrorista e omicida politico e militante della lotta armata (corretto perfino dall'ex amico Sergio Segio). Come se non bastasse, straparla sulla banalità di Karadzic, su presunti agenti dei servizi che gli proposero un delitto e polemizza col Papa, identificandosi col buon samaritano. Parole, veleni e concetti che si commentano da soli.
Un cattivo maestro che seguita a seminare morte e sangue, nero su bianco. Protetto e appoggiato da quella lobby di Lotta Continua che, lasciati i banchi di scuola o le fabbriche, oggi siede nel Palazzo, occupando posti di potere, politici, economici e giornalistici. Lunga è la lista dei suoi sodali e protettori: da Pinto a Deaglio a Manconi, passando per Ferrara, Lerner e Fazio. E sconcerta l'atteggiamento di questi ultimi nei confronti di Sofri: cattiva coscienza, tributo al passato, omaggio al presente? È sempre un maestro? L'importante che non insegni più nulla agli italiani.
Fabio Torriero
23/09/2008