Rassegna stampa
POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA

«Quell'omicidio fu una vendetta, non terrorismo»

Fu terrorismo? La vicenda che, a 36 anni di distanza da quel tragico 17 maggio, riapre la polemica attorno all'omicidio del commissario Luigi Calabresi, ruota tutta attorno a questa domanda. È Adriano Sofri, condannato in via definitiva come mandante dell'omicidio, a porsela lo scorso 11 settembre scrivendo la sua consueta «Piccola Posta» sul "Foglio" di Giuliano Ferrara.


Il giorno prima Mario Calabresi, figlio del commissario di polizia e inviato di "Repubblica" negli Stati Uniti, ha raccontato dell'incontro fra le vittime del terrorismo venute da ogni parte del mondo a New York per iniziativa del segretario generale dell'Onu.
Sofri prende spunto dall'incontro e si scaglia contro la decisione di accostare l'omicidio del commissario a stragi come quelle di Beslan. "Il processo - scrive - contro di noi esordì, ormai vent'anni fa, ventilando una responsabilità in solido di Lotta Continua e dei suoi formali (e supposti) organi dirigenti, ma si ridusse a imputare tre persone di un omicidio di diritto comune. Un omicidio di privati contro privati".
Sofri ricorda l'opposizione decisa di Lotta Continua e aggiunge: "Se l'omicidio di Calabresi fu terrorismo, io, condannato come suo mandante, ero un terrorista. Un'affermazione come questa dovrebbe far vergognare tutti coloro che allora c'erano".
Ma l'ex leader di Lc non si ferma e spiega che "l'omicidio Calabresi fu l'azione di qualcuno che, disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca". "I suoi autori - incalza - erano mossi dallo sdegno e dalla commozione per le vittime".
Parole che scatenano l'immediata polemica. Il Pdl attacca, la sinistra, quella stessa sinistra che lo difese durante gli anni difficili del processo, tace. Anche "Repubblica", giornale per cui scrive, lo snobba e così Sofri è costretto a pubblicare sul "Corriere della Sera" una lunga lettera per cercare di porre un freno alla polemica. Lo fa il 16 settembre, ma la musica non cambia.
"Negli elenchi delle vittime del terrorismo - ricorda - non figura Pino Pinelli (l'anarchico che venne fermato per la strage di piazza Fontana e che morì precipitando da una finestra della questura di Milano ndr), magari perché lo si è considerato, secondo la sentenza D'Ambrosio, vittima tutt'al più di un malore attivo". E prosegue: "Esiste una violenza che non è violenza politica, e una violenza politica che non è terrorismo. È un sofisma? Al contrario: io, che ripeto di portarmi addosso una condanna ingiusta, voglio comunque obiettare quando l'omicidio Calabresi viene commemorato alle Nazioni Unite come esemplare del terrorismo internazionale, accanto alla strage dei bambini di Beslan".

Vai alla homepage

23/09/2008










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro